18 i. - la hfcaltà economica Vili. Fra tante ricchezze non mancavano i poveri ed erano anzi in numero assai rilevante. Ci narra difatti il Villani che, lasciati da un cittadino nel suo testamento denari sei per limosina ad ogni povero, vennero cosi beneficate 17.000 persone; il che non è poco, data una popolazione di circa 90.000 abitanti, non calcolati i forestieri, i viatori, i soldati di passaggio (1500) ed i religiosi che stavano rinchiusi Ben è vero che qui non si tratta soltanto di veri mendichi, ma di quanti appartenevano alla classe disagiata. In ogni modo la beneficenza cittadina non languiva; già era sorta la confraternita della Misericordia, che ancor oggi vive, per l'assistenza degli infermi; ed altre parecchie sussistevano fra gli artigiani, a soccorso degli ammalati e dei poveri dell'arte loro2. Folco Portinaii, padre di Beatrice, fondava nel 1285 l'ospedale di S. Maria Nuova e nel 1338 ri erano trenta ospedali con più di mille letti per gl'infermi d'umile condizione3. Grande poi era la fraternità delle classi, sì che delle nozze dei ricchi i miseri godevano e le feste rallegravano tutta la città. Non vi erano speciali provvedimenti per i mendicanti, né come i giudei e le prostitute, erano confinati in quartieri appartati; ed invero di tali misure non doveva essere necessità in Firenze, perchè pur non mancandovi le naturali ed inevitabili disuguaglianze di fortuna, non poteva in tanto rigoglio d'industrie e di commerci allignare la mendicità oziosa e professionale. Alle cure della beneficenza si univano quelle dell' istruzione, impartita gratuitamente nelle scuole elementari comunali, cui attendevano più di diecimila tra fanciulli e fanciulle, prima di dedicarsi ad un qualche mestiere o di applicarsi agli studi più elevati del trivio e del 1. Libro X, cap. 166. 2. Capponi, op. cit., libro II, cap. VIII. 3. Id., id., libro III, cap. II.