Libro CHI. 25 dàRe, da Duchi, da Conti, edaVefcovi, e loro fece fomminiftrar provi-fiòni, acciò non aveffero pfetefìo alcuno di commettere violenze. Indi bramando trar da effi lo ftett’o giuramento, eh’ egli aveva tratto da Goffredo, chiamolli feparatamente per ifcandagliare'i lor lenti menti, e fervjffì de’ più trattabili per determinare gli altri; ma vedendo, che differivano di giorno in giorno, chiamò il Duca Goffredo , affinchè al di lui efempio non aveffero difficoltà a fare iigiuiamento pretefo. Nei mentre eh’erano adunati, e che facevano il giuramento, un Conte Francefe ebbe l’ardire di affiderfi sul tròno deli’ Imperadore. Il Dùca Balduino fratello di Goffiedo lo tirò perla mano, dicendogli.- quefìo luogo non vi conviene : que/l'un onore , che /’imperadore non comunica a cbi(t(ta. Effendo in quefìopaeje, btfogna 0fervar ne le leggi, il Gentiluomo diffe nel fuo linguaggio •• ecco un bel contadino, cb' jolo affo, mentre C apitam s) grandi ftanno in piedi. L’Imperadore diffimulò , maquando partirono , tirò a parte quello Signore , e dimandogli chi fotte. Io Jon Francefe, gli ditte, della più antica, e della piu pura nobiltà.Io sò, che nel mio paeje v è una cbieja, ove vanno tutti quelli, che vogliono far prova del loro valore. Io vi dimorai gran tempoJenga che alcuno abbia ardito di prejentarfi per duellar meco. L’imperadore nel lafciarlo gli ditte •• Se voi fiete si valorojo, avrete prefio occa-fione di fegnalarvi ; ma vi avvertifeo, che quando avrete a combattere co'Turchì , di non mettervi nè alla te fi a, nè alla coda , ma nel centro, e di non ìnfeguire troppo lungi i nemici per non cadere in qualche aguato. Boemondo Principe di Taranto, il quale per mancanza di dannajo non ave- LIII va levate molte truppe , volle vifitar l’Imperadore in particolare. Eranfi ve- Difcotfo duri per lo paffato nell’Illirico,dove Aleffio avea malmenato Boemondo nella fetido5' giornata diLàrsffa. Dopo lungo difeorfo l’Imperadore lo mandò al Monifte-coir im-ro di S.Cofimo, dove aveagli fatto preparare un magnifico banchetto. Boe- .oW' mondo nulla toccò di quanto le gli era imbandito, temendo che fi voleffe avvele-narlo .L’imperadore poi gli dimandò il giuramento di fedeltà, ch’egli fece lenza veruna ripugnanza . Quindi l’Imperadore lo fece condurre in un gabinetto ripieno di vafi d’oro e d’argento, di abiti, e di drappi preziofi, e fecegli dire, che gliene faceva un regalo . Quando furongli portate tutte quelle ricchezze, egli non volle riceverle , e rimandolle . L’Imperadore , che lo conofceva, rifpofe ridendo: andate j riportategli tutta quella cattiva mercatanzia, e Boemondo la ricevette con una leggerezza da tutti biafimata. Egli pofeia dimandò all’lmperadore la carica di gran Domefticp di Oriente, alla quale apparteneva il comando delle truppe di terra ; e Aleffio gliela negò con gentilezza dicendo, che non era ancora il tempo di dargli quella dignità. L’imperadore diffidava molto della fedeltà di Boemondo, e ancora più dellucceffo dell’imprefa de’Crocefegnati, comedichiaroffi al Conte Raimondo diTolofa, dfcui {limava la probità e là faviezza. 1 Crocefegnati giudicarono bene di principiar le loro imprefe dall’ attedio di A^‘o di Nicea, eh’era la fede del Sultan Solimano,. L’Imperador Aleflìo avea prima ^.'r“aja in avuto il difegno di unirfi a loro per far la guerra ài Turchi; ma poi (limò meglio iv trattare co’ Niceni per portarli ad arrenderfi a lui, anzi che a’ Francefi pel ti-more d’ettere da quelli Taccheggiati. Mandò dunque Butumite a Nicea per far delle propofizioniagi’Infedeli.Txattant© l’armata de’Crocefegnati fi diftribuì i podi