LIBRO CXLIIL , 297 banditi daTrevifo, ai quali la Repubblica aveva fatto grazia al principio della forgere dal-fua rotta, lor permettendo il ritorno nella patria, veggendo arrivar il Dreffi- e' no fenza truppe, gli ricufarono l’ingreffo nella città, e perfuafero i cittadini aAn. 1709. reftar fedeli alla Repubblica, e fecero entrare nella città 600. fanti per ben di-fenderfi. Il Senato "approvò, elodòla loro rifoluzione, e il Conte di Pitigliano ^,7«,?». fi accollò a Trevifo alla tefta dell’armata Veneziana, e fece entrar nella piazza c/c-quantità di provvigioni per metterla in iftato di difefa. Qualche'tempo dopo il Provveditore Andrea Gritti forprefe Padova, e-Legnago, il che fu cagione, che 1’altre fortezze vicine fi dichiaralfero per li Veneziani. Il Re Lodovico elfendo allora ammalato a Milano inviò in circa quattro mille cavalli all’Imperadore per faftenerlo contra i Veneziani, e fece un nuovo trattato col Papa, promettendo di difendere fcàmbievolmente gli flati l’uno dell’ altro. Dopo ciò Lodovico ripigliò il cammino di Francia, ove arrivò al principio di Agofto 1509. Appenaegli vi era giunto,, che i Veneziani fecero prigione il Marchefe di eviti. Mantova preffo a Legnago, e lo condulfero a Venezia. L’Imperadore aven- fpdad°*® do ricevute le truppe , che afpettava d’Alemagna , formò l’alfedio di Pa-dova. I Veneziani determinarono di fare gli ultimi sforzi per confervarla , fimii. armarono alcuni giovani patrizj , e li fecero entrar nella piazza per falvar-la, o per perirvi. L’Imperadore fi approlfiraò a Padova il dì 15. Setteffl- 1. 8. Mace-bre. La fua armata era forte di 30. mille uomini tanto Alemanni, che Spa-1^3 ’ Io gnuoli, e di altre nazioni, e di 700. uomini d’arme Francefi, di 200. uomini d’arme della Santa Sede,, ed altrettanti del Duca di Ferrara. Nella città vi erano 14 ..mille fanti di truppe regolate, 600. uomini d’arme, 700. Albanelì, 500. balellrieri a cavallo, tutto il fiore della Nobiltà Veneziana, una gran copia di viveri, e per comandarne il Conte di Pitigliano. L’Imperadore avendo' difegno di dar Paffalto ad un ball ione,. fcrilfe al Generale Francefe pregandolo di tenere verfo il mezzogiorno i fuoi uomini d’arme pronti per faiire a piedi alla breccia con alcuni battaglioni d’infanteria. Il Generale propofe la cofa ai fuoi uomini, e il Cavalier Bajardofu di parere, che fi rifpondelfe all’Imperado-re, che s’egli voleva fare il medefimo comando ai Conti, Signori, e Gentiluomini di Alemagna, i Francelì lor moftrerebbono il cammino, non elfendo ragionevole il far combattere a piedi la Nobiltà Francefe mefcolata con femplici fanti della più balìa effrazione . L’Imperadore trovò fenfata quella rifpolla, e fece la propofizione alla fua nobiltà di accompagnare i Gentiluomini Francefi in quell’ attacco, e a piedi,, come loro ; ma ella ricusò di farlo . Del che fdegnato l’Imperadore ufcì la notte feguente dal fuo campo, e fi allontanò più di 40. miglia,. da dove mandò ordine, che fi levaffe l’alfedio ; il che fu efeguito 16. giorni dopo eh’ egli era principiato . La ritirata dell’Iraperadòre e delle truppe alleate diedero-il mezzo ai V eneziani di ricuperare di v erfe piazze-. Il verno del 1510. fu impiegato' dal Papa in pratiche a favore dei Veneziani, co’quali erafi riconciliato.. Benché fi fapelfero le difpofizioni e i moti fegreti del Papa Giulio IL gli am- clx-bafeiadori di Francia e di Alemagna non lafciaronodi dire ai Papa,, cheunilfe zionXddia'. le fue truppe a quelle dei'due Principi in efecuzione del. trattato-di Cambra!. Il ; guerra con-Papa rifpofe, che aveva pienamente foddisfatto al trattato di Cambra!, e-che.,Jani e non manderebbe truppe contra i Veneziani. A quella rifpolla il Re Lodovico’ An. *jio ordinò al Marefciailo di.Chaumont,, eh’ entraffe tolto nelle terre dei Veneziani