LIBRO GXLIL e interdetto dall’ Arcivefcovo della medefima città . I fuoi libri furono confittati, ed egli medefimo condannato a qualche pena per avere infegnato l’aftrologia giu- diziaria. Egli fi appellò di quella fentenza al Parlamento di Parigi, il quale non/'f" •' *' volle pronunziar il fuo giudizio, che dopo avere confultato la facoltà di TeoloZ^/ già, alla quale mandò i libri di Simon Pharez, acciò li efaminaffe. Il giudizibSl " i della Facoltà fu , che queft’arte è dannofa, favolofa, fenza fondamento, fuperV^\ ftiziofa, ufurpanre l’onor di Dio, corrompente i buoni collumi, e inventata dai\&x^_^xSA demorij per la perdita degli uomini. Il Parlamento perciò confermò la fentenza dell’ufizial di Lione, vietò l’efercizio dell’allrologia giudiziaria, di confultare gl’indovini, di ttrvirfi dei libri di quell’arte, e ordinò, che la perfona di Simon Pharez co’ fuoi libri farebbe data nelle mani dell’ ufiziale di Parigi. Ferdinando Re di Napoli effendo morto il dì 25. Gennajo 1495. in età di più Ix di 70.anni, e dopo un regno di 36. ebbe fucceffore Alfonfo fuo figliuolo pri-Cario viri., mogenito erede di fua crudeltà e di fua avarizia, ed ugualmente odiato che fuoRediFran padre. Il Papa gli accordò l’invellitura del regno di Napoli, e mandò Giovan- An.1"^-'3 ni Borgia fuo nipote per incoronarlo. Intanto elfendo Carlo Vili. Re di Fran-Ccw»e//-7. eia arrivato ad Atti, il Papa fece follecitare i Veneziani di entrare nella lega contra i Francefi, o almeno di coftrignere Lodovico Sforza a rinunziare all’alleanza del Re Carlo Vili. Quelle due propofizioni elfendo fiate rigettate, Alef-fandro VI. e il Re Alfonfo ricorfero al Sultano Bajazet, e gli fecero intendere, che il Re di Francia veniva a Roma per rapir Zizimo fratello di fua Altezza a fine di fervirfene contra di lui nel difegno, che aveva formato dopo avere conquirta-ta la Sicilia di andare ad affalir Collantinopoìi. Bajazet rifpofe al Papa, che fé voleva far morire fuo fratello Zizimo, gli darebbe 300. mille ducati, e gli farebbe amico, finché vivelfe. Si dice ancora, che il Sultano promife al Papa e al Re di Napoli fei mille cavalli, e un pari numero di fanti ; ma non fi vede, che fieno fiate efeguite quelle promelfe, probabilmente perchè non fi fece morir Zizimo, come lo richiedeva il Sultano. Il Papa nel medefimo tempo indirizzò a Carlo Vili, un Breve, col quale lo diffuade avanzarfi , dicendogli, che la pefle era nel paefe, chei viveri potrebbero mancare alla fua armata, e che il Re Alfonfo non mancherebbe di chiamare i Turchi in Italia . Il Re ciò non ottante fi avanzò , e arrivò a Siena il dì 28. Novembre. Alelfandro VI. dopo qualche deliberazione acconfentì, che Carlo entraffe in Roma, ed egli fi ritirò nel cartello S. Angelo . Carlo fece il fuo ingreffo in Roma l’ultimo giorno dell’anno 1494.-6 fi alloggiò nel palagio di S. Marco. Carlo fi afpettava, che il Papa veniffe a vili tarlo, ed entrare in conferenza con x lui intorno agli affari d’Italia; ma Alelfandro temendo di effere arredato, e che Callo vili, fe gli faceffe procedo per deporlo, non volle Rendere dal cartello, ov’era con",' a ro!r due foli Cardinali. Gli altri al numero di 18. follecitarono il Re ad articurarfi della di lui perfona, efargli formare il proceffo; non dovendo il Re lafciarefuAn la fanta Sede il maggior nemico, chei Francefi averterò in Italia, e l’unico ri-medio diarticurare lefueconquide effendo di farlo deporre. Ma Briconnet, a^«-cui il Papa aveva promeffo il cappello di Cardinale , feppe fi ben maneggiare l’animo del Re, che lo difpofe a trattare con moderazione il Papa, con ,cui dopo molti negoziati fi conchiufe un trattato, del quale ecco gli articoli principali: che il Papa vivrebbe in perfetta unione col Re per la tranquillità dell’ Italia, e Calmet Ijì. Tomo XII. O gli