i94 STORIA UNIVERSALE sofciuto amminiftratore del regno di Cartiglia ad efclufione dell’ Imperador Maf-fimiliano, e di Emanuello Re di Portogallo, il qual era ftato propofto a quell’ amminiftrazione. L“'’ La ribellione di Genova, per cui era venuto in Italia il Re Lodovico, prin-cipiò all’ occafione degli ufizj della Repubblica, i quali dividendoli prima tra li = eiì. nobili e li popolari in parte eguale , i popolari obbligarono la nobiltà a loro ce-derne due terzi. Ravenrtein Governatore di Genova era allora alla Corte di Fran-i. -, eia, e quando n’ intefe la nuova, parti fubito, e arrivò a Genova accompagnato da 700» fanti, e 150. cavalli ; ma il male era già sì grande, che non vi potè •rimediare . Il popolo avendo creato di fua autorità un Maglftrato di dieci perfo-ne , lì ribellarono contra il Re, e s’impadronirono delle Specie, e di altre piccole piazze Tulle fpiagge del mare. Li due partiti mandarono al Re deputati, la nobiltà per chiedere un pronto foecorfo, e il popolo per giuftificare la fua ribellione. Il Re inviò a Genova il Dottor Michele Ricci per proccurar di ricondurre i ribellici lor dovere. Egli non fu afcoltato, e il Re fu obbligato a paf-fare in Italia per ridurre i ribelli con la forza. La fua armata eradi 20. mille fanti e di 15 00. cavalli fenza contarei voiontarj. I Genovefi avevano porta gente fopra i partì ftretti fperando d’impedire i Francefi a non penetrare nel loro pae-fe ; ma furono difcacciati di porto in porto , e l’armata vittoriofa fi avanzò verfo Genova, e fi accampò ne’ contorni del fobborgo di S. Pietro di Arena . cil- Lafera dell’arrivo dell’armata i Genovefi fortirono dalla città al numero di 20, pltfa'daf m^e uomini per ripigliare un forte, ma furono rifpinti. Il giorno feguentefe-Re diFran- cero un nuovo tentativo, ma fenza fuccerto, e quando vollercr rientrare in cit-< ■ tà, trovarono la porta ferrata, e furono obbligati a fuggire ne’bofehi, e nelle ’c.fÀ-cL' fl' montagne. I cittadini medefimi avevano fatto chiudere la porta, fperando me- 7. ritare il perdono a fpefe di quelli eh’erano ufeiti all’attacco. Mandarono per- ciò deputati, i quali non poterono ottenere udienza dal Re; ma il Cardinal'di Amboife lor dichiarò, che il R.e voleva, che Genova fi rendefle a diferezione. I deputati furono rimandati per dire al Cardinale, che la città lì abbandonava alia clemenza del Re ; ma che fperavano , eh’ ertendone ftati fcacciati i più colpevoli, avrebbe compaffione del refto . Il Re fenza far altra rifpofta inviò parte della cavalleria nella città per impadronirfi dei porti principali, dell’ arme, dell’artiglieria, e di tutto ciò che ferve alla guerra. Il dì feguente 28. Aprile 1507. vi entrò il Re armato di tutto punto con la fpada nuda alla mano , e circondato da un gran numero di cavalieri armati, e di arcieri di fua guardia . I Magiftrati vennero a gettarli ai fuoi piedi, e dimandargli perdono ; da tutte le fineftre , e per tutte le ftrade fi udiva gridar, Mifericordia . Andò alla cattedrale , e poi al palagio , e trovò per tutte le ftrade il popolo in politura di fupplicante, e dimandandogli il perdono . Il Re tenne otto giorni fofpefi i Genovefi fenza efprimere i fuoi fentimenti, ma faceva fare informazioni, e lì mettevano alcuni cittadini in prigione. A capo di otto giorni il Re eflendofi collocato nella corte del palagio fopra un alto trono, dopo avere afcoltato un difeorfo di un Magiftrato, e aver deliberato col fuo configlio, fece dichiarare ad alta voce, che i Genovefi erano convinti di delitto di lefa maeftà, e che i loro corpi , e i loro beni erano tutti confifcati. Nel medefimo tempo furono ftracciati, e abbruciati tutt’i privilegj della città. Finalmente fece dichiarare, che il Re l°r