LIBRO CXLI. Berlo prigione . L’ anibafciadore avevaquellafomma, Ia quale fu data al Papa per tre anni delia pendone dì Zizimo a 40.. mille feudi d’oro per anno, eZizimo reftò a Roma come in un’onefta prigione. Il Sultano di Egitto mandò Umilmente a Roma un ambafeiadore,, il qual era. A ntonio da Milano cuftode dei Francefcani di Gerufalemme, e dimandò al Papa da parte del Sultano di Egitto il Principe Zizimo per metterlo alla tefta di lua armata, offerendo in cambio 400. mille ducati, e la città di Gerufalemme,. la quale remerebbe fotte il dominio dei Criftiani, promettendo di più di dare al Papa tutte le conquifte„ che fi farebbero fopra Bajazet, quando, anche foffe la città di Coftantinopoli.. Ma quelle offèrte non furono accettate,, .Zizimo reftò a Roma fino al 1495. in cui il Papa Alelfandro VI. lo diedealRe Lxxxir. Carlo Vili, il qual era venuto a Roma . Ma Zizimo elfendo partito da quella città col Re fu forprefo da un male incognito, il quale in pochi giorni lo riduffe a mor- An 145’,. te. Si crede, che fa flato* avvelenato avanti la fua partenza da Roma . Egli lafciò-un figliuolo nomato Amurat, il quale dopo la prefa di Rodi, fu pofto in pri;gio-; ne , e llrangolato d’ordine del Su.ltan Solimano . Si è veduto altrove, che Guglielmo Okamo Francefcano fu capò della fcuola lxxxiii,-dei Nominali, cosi detti, perchè fi tenevano principalmente alle diftinzioni dei Perihifno.e termini, per oppofizione ai Realifti, i quali fi tengono principalmente allòdi- i ìitTdTi funzioni delle cofe . I Nominali foftengono » che l’oggetto? della Dialettica fiatìo Nominali. ì nomi, e non le cofe ; i Realifti foftengono il' contrario. I primi ammettono per ' fondamento dell’univerfalità le idee formali delle cofe, e i termini, che le fi- e Min. gnificano. I Realifti pi contrario danno per fondamento dell’ uhiverfalità le cofe f 3C7' piuttòfto che le parole . Quelle diftmzioni poco importanti in fe medèlime hanno cagionata una fpezie di guerra fcolaftica tra 1 Francefcani Nominali, e i Domenicani Realifti. Quelli ultimi prefentarona nel 1473. Ia loro fupplica al Re Lodo-vico XI,. per pregarlo di proibire, che fi irifegni la.dottrina dei Nominali. Il Re fece un decreto, il quale ordinava, che i libri dei Nominali foflèro figilla.ti, e rin-ehiufi nella libreria,dell’ Univerlìtà, ene’collegj. Martin Berengario Dottor dì Sorbona avendo prefo ilpartito dei Notti inali, e molte pe-rfonè effendof] à lui unite , il Relevò la proibizione, e nefece fcrivere al Rettore dell’ Univèrfifà . L anno feguente la facoltà di Teologia di Parigi cenfurò 14-. propofizioni lx'xxiv. predicate^ Tournai da un Francefcano nomato Giovanni Angeli. Elie concerne- Cenfure di vano le difficoltà, tanto fpeffo rinnovate tra i Religiofi,Mendicanti contra l’efercì- zfòn^".0—** zio della giurifdizione dei Curati. Eccole'. 1.1 Frati Minóri ammeffl dal Vefco- Au *48*. vo fono iproprj Pretie i veri Curati, ed a più giufto tifoloq che i Cifrati delle parrocchie, i quali non. tengono' il loro potere, che-dai Vèfcovi, metifre i Relì- 30S. giofi l’ottengono dal Papa. 2. Un parrocchiano, il quale lì è confeffafo a quelli Religiofi ,. ha foddisfatto alla decretale Omnis utriufique fexus quanto àlla penitenza, e remiflìone dei fuoi peccati, e non è tenuto à confelfarfì al fuo proprio Curato una volta all’ annonè di dimandargli permiffione di confèffarfi altrove . 3. Se un Curato nega la comunione ad uno dei: fuoi parrocchiani, il quale fi farà confef-iato ad uno di quelli Religiofi, ilpefiitente può indirizzarli’^ quello, il quale ìa confeflato,, e il quale gli darà la comunione. 4. UnCùrafcilìuila dèe ricevere dai tuoi parr.octìhianiper la-oonfefiiOne, e 1’amminiftfàziohe~ dei Sacramenti ; fflQUfi.iviteflo dei RìdigiófiMéndkantK-5.' Un QufafBf , 'die i N 4