J» L A P A c E lei oli levava la liberta, e il difcorfo, cadde in tanta cattività, che amandola* come intiera padrona di se fteffo non potè mai più disbrigarli, perdendo alla fine pazzamente la vita, e 1 onore. 127. Quelle confufioni, e veemenze fono e maggiori, e minori, nella guifa che fi può fcorgere da altre in se illuftri, fecondo la qualità , e quantità delle male impreffioni. Ora è da cercare il rimedio, prima che la Ragione s infermi di vantaggio ; ed ancora che negli efempj fopra addotti n’ abbiamo toccato qualche cofa, così portati dalla narrazione de i coitomi di que’ grandi uomini , nondimeno è da parlarne più chiaramente. 128, Diciamo adunque,che se 1’ ammaeilramento del Damafceno è fempre neceflàrio, maggiormente farà, ove non folo l’imprefa di natura fua fi vegga ardua, ma occidentalmente fia anche divenuta più difficile ; perciocché ogni cofa, che abbia del grande, nel principio ragionevolmente sbigottire gli animi noilri ; ma meno poi, quando fiano iti innanzi incamminamenti atti a farcela fentir più leggiera . np. Per contrario la difficoltà s’.augumenta non poco,ogni volta che la vita precedente fia fiata molle, e niente avvezza a’contraiti difagiofi, ed abbia perciò fnervato. la ferocia del cuore , e rintuzzato 1’ acume dell’ intelletto, per modo che quello fi fia invilito alle percofiè degli affetti lènza far loro refiftenza-, quale uferebbe un magnanimo; e quello in veced’ apportar configlio reftando. peE le difordinate fue immaginazioni tutto confido , fi fia moftro bifognevole di foceorfò . 130. Ciò occorre, qualora già fi fia cominciato a fcemare il giudizio •per appetiti fenfuali, da cui il difcorfo fia fiato debilitato, ficchè abbiano cercato di torcere a modo loro.’ la retta Ragione contra quello, eh’ella dettava. Errore ,. che nafce dal principio del male , quando non fiamo. de-ftip e vigilanti, come converrebbe. 131. Andando noi perciò veri» la mina, prima che fiamo a terra, dobbiamo con l’avvertimento della fiacchezza dell’intelletto ricuperarci, e fare tuttavia tanto più sforzo., quanto è maggiore la difficoltà, ed il pericolo, e, minore, la diipofizione da fuperarli». 13.2. Patto quella, terribile conato con riduzione repentina, ed impe-tuofa , affinchè, come dicemmo, raffreddandofi gli fpiriti non fi dia adito alle lufinghe del fenfo già per noflra negligenza finiftramente affuefatto, e che se per fua proprietà abborrifce la fatica, molto più la fchiferà per la fconcia piega, che avra prefa : noi cominceremo a riforgere, come vedemmo. che fecero Temiftocle , e Cefare • ed a conofcere , che i più degni , e di coftoro quei, che ci faranno più amorevoli, ci loderanno della preià deliberazione •, e fors anche quello, che non ofavano di far prima, ci Copriranno le. piaghe de’ noftri pattati errori. E noi fieffi difchiufi gli occhi riordinando, gli affetti noftri daremo il corfo diritto alle operazioni dell intelletto: ficchè quello, s immagini, di quello fi ricordi , fopra quello ¿¡Corra, a quello applichi la volontà, che è più debito noftro di curare, che cofa alcun altra. E da quelle meditazioni, e propofte fatte nel con-