88 LÀ Pace te maniere, che hanno tenuto , e tengono ; e cerchiamo d’ imitarli, ficchè ciafcuno fecondo la particolare fua profeffione fi fpecchi in quei, che furto della medefima, e già abbiano fatto tale profitto, chela fama accompagni la virtù loro; e vegga di piacere a quelli tali in tal modo, che ìa^buona grazia loro gli fu fegno-del buono incamminamento delle fue operazioni. t * 103. Da quello oggetto piglia principio il nóftro operare. E perche e folito, che con quei modi illelfi fi facciano gli acquilti, e le confervazioni, co’ quali s è cominciato ad acquillare, e poi a confervare, con quello riguardo medefimo andremo avazandoci, e dipoi mantenendoci in tutto il corte delle azioni. 104. Satisfaremo a’ galantuomini', e crederemo in effere commendati da loro, guadagnando di quello modo 1’ Onore, ogni volta che vinceremo le difficoltà, che a primi afpetti ci fono rapprefentate dalle cofe più -degne. 105. Vinconfi precipuamente col vincerli il Piacere , sì che con F ingannarci , e col traviarci non ci riduca a trillo partito . Piacere ora chiamiamo effere quello del fenfo, non quello deli’ intelletto, e dell’ animo nell’ opere virtuofe , come in aver confeguito qualche arte nobile, che prima parea faticofa, e recava difplicenza, e dipoi imparata che fu, s’ efercitava con facilità , e con dilettazione . iod. Così ancora nell’ afìuefarfi a’ coilumi onorati fi fentiva certa ripugnanza, donde mal volentieri fi iacea bene; & indi contrailandofi dentro a noi fteffi, venne a formarli F abito dall’ aiìenerfi dal male con ncltra fomma tranquilità. 107. Ma diverte, anzi contrario è il Piacer fenfuale, perchè è appunto quello, che s’ opponea a quell’ altro nobile, e virtuofo, e cercava d’ impedirlo; Non è però rio, quando fia prete non per fine della noilra vita della maniera che fanno gd’ imitarori di Sardanapalo , che togliendo F efempio da’ peccati illuftri, o da fe male avezzandofi, fi confumano nelle dilettazioni carnali; ma per un mezzo ragionevole, che ci ferva di ricreazione, ficchè ci allegeriamo dopo le fatiche foftenute, e ci rendiamo più difpofti a fottoporci ad altre ancora. 108. L’ inganno è in quello piacere; che perciò ha da effere tanto più fottilmentè riguardato, come fi comprende dai cintolino di Venere pieno di mille infidie : onde avviene , che nella prima età il diletto in noi naturale , perchè non ci venga tolto , c’ inftiga alle bugie, veggendcfi che fanciulli per piaceri di gola, o di giuoco, o di vendetta inventano falliti, con le quali penfano di falyarfi. Perciocché abbiamo dalla natura, e da Dio infin dalle fafce un ombra di conofcenza del bene e del male , c fcorgiamo a un certo modo che il non far bene è male ; e perchè coti la menzogna s occulta il male ( onde chi mal opera odiala luce) fi dice naturalmente il falfo per coprire il fallo; come anche nella fanciulezza il fuggire per appiattarfì, e 1 arroffire per vergogna, quafi velando col rof- fore