6i Poesìa Lib. III. Ma contuttociò fe fi confiderà la gran malfa delle Poefie Liriche Rampate in quello argomento , fi troverà per ifperienza , che in un campo non molto vallo fi vanno aggirando gl’ innamorati Poeti. Quello quali tutto s’ era prima occupato dal grande ingegno del Petrarca ; ed è pofcia convenuto infino a i migliori, che dopo lui hanno fcritto verfi amorofi, o copiare , o travelìire in qualche altra maniera i medefimi concetti, e fentimenti di quel Maeltro: il che appunto è un camminare fenza far viaggio. Dura oggidì ancora lo Hello coftume ( quanto pur fi voglia Guelfamente trattar quello fuggetto ) nè fi fa dopo tanto lìudio, dopo tante pruove fcoprir via nuova, e argomenti nuovi ; benché fi vanti fecondo , e vallo da’ Poeti quello ignobile Amore, benché il Cuore sì gagliardamente ajuti f Ingegno . Per lo contrario non fi conofce abballanza, quanto fia vallo campo da far verfi quello dell’ Amor di Dio, e delle Virtù, prima perchè non s’ è ancor ben trattata quella materia , che da pochi vàlorofi Poeti , onde non fon per anche battute , o aperte le lìrade tutte, per le quali fenza fatica fi portino le Mufe ; e fecondariamente perchè ai pari degli oggetti terreni non s’ama Dio, nè la Virtù, che pure fono i due oggetti proprj dell’ Amore dell’ uomo. Non fi vuol por fatica per ben trattare un argomento sì grande, palfando per così dire il freddo del Cuore a fra orzar lo ipiritofo fuoco dell’ Ingegno-. Se fi folte ufa-ta, o in avvenir fi ufalfe col coltivar quelli altri fuggetti tanta cura, quanta s’ è polla finora nel trattare i baffi Amori,. ientirebbe 1’ Italica Poefia, quanto più fia doviziofo- d’- acque , e ricco quel fonte, che non è quello. Imperciocché, quanto al lodare , farebbe una fciocchezza il folo ' im- Sunt majora , quibus Ba/fe , perire juvat. IngenuuS color , & multis deciti artibui , non volle mica dare a conofcere il fuo Amore per un Furore ; cioè follia ; mentre la Bellezza dice che era la minima dote della fua Donna ; e che in eflfa vi avea cofe maggiori da innamorare , cioè la fila fchiettezza', e la fua virtù , e fapere in molte cofe . So bene, che nel cap. I. d’ Amore il Petrarca di (Te del cado lpolito tentato da Fedra : Udito bai ragionar di un , che non 'leolf'S"' Consentir al furor della Matrigna . E che dell’ appetito carnale , pefiquale vanno in amore tutti gli Animali, Virgilio diffe nella Georgica : In furiai , ignemque ruunt : amor omnibui idem . E Lucrezio nel quarto, che arriva anche a chiamarlo Rabbia. Parva fit àrdoris violenti paufa parumper ; Inde redit rabici eadem , & Furor ille revifit. Ma di queflo Furore certamente non intefe il Petrarca nel Sopraddetto palio , quando diffe: la fua gran Virtute , e'I Furor mio ; perciocché 1’ Amore infpirato dalla Virtù non è mai Furore belìiale ; ma fu giudicato da’ Filofofi Furor divino . Platone nel Fedro pone due fpezie di Furori , uno per umane malattie > i’ altro per divina emozione, e ufcita dalle con-fuete leggi . Mar« òS ytì'iS'n ivo . rii fzer v'orò iwvf£«TBi' àvSpawtiuM . a>j:> ie dorò •3s/«ì èfytftMyiit aàii è tceuSìnwi/ rofztjzor . E de i quattro Furori , o afflati divini , eh’ egli pofcia va po- nendo cioè : d’Apollo , la facolta divinatoria j-di Bacco , la miftica; delle Mufe, la Poetica ; d’Amore, l’amatoria ; mette il furore Amatorio per lo migliore . Avrei dunque dedotto non da Furore parola equivoca , e che trattandoli di Amore onefto, e virtuofo, può, anzi dee edere interpretata in meglio ; ma da altri luoghi il ravvedimento, e’1 ¿¡(inganno del Petrarca , come da quel' verfo notiffimo: In fui mio primo giovenile errore, che il Petrarca ha meffo nel Sonetto proemiale : perchè a tutti foffe palefe il fuo pentimento .