i$6 z. Della Perfetta Che fe pofcia voleffìmo ancor noi dagli Scrittori moderni raccogliere altri sì fatti efempii , raoltilfimi ne avere/nmo facilmente più preziofi e di gran lunga luperiori a quei degli antichi, o almeno a quei, che qui fi fon rapportati . Kiitringerfi adunque tutta la ragione del Cav: *Salviati al dire , che per efferlì introdotte dagli Scrittori, e dal popolo tante parole , tanti modi barbari, e pedanteschi , s’è a poco a poco imbrattato, e intorbidato il nofìro Idioma , ficcome per la medeiima cagione cominciò a corromperli , e a declinare quel de’ Romani. Anzi va immaginando quello Autore , che al folo riforgimento della Lingua Latina , non guari dopo la morte del Boccaccio, debba attribuirli la caduta della Lingua Italiana , effendo in quella paffati moltiiiimi vocaboli, e modi di favellare, proprj dell’altra. Con buona pace però di sì dotto Scrittore, poca, per non dir niuna, fimiglian-za palla ira i tempi corrotti dell’ Idioma Latino , e i due trapalati fe-coli, Cominciò quello a cadere dopo la morte d’ Augnilo , perchè mancarono a Roma colla liberta o i grandi o i purgati Ingegni , nè più vi fi videro quegli eccellenti Oratori, Poeti, Storici, e Letterati, che'vide il Regno d’Augufto. S’aggitjnle lo llraordinario numero delle genti ftra-niere, e barbare, che tributane del Romano Imperio continuamente concorrevano a Roma, quivi dimoravano , e di leggieri col barbaro lor parlare corrompevano quello de’ vincitori . Quindi fenfibilmente fi cangiarono i puri vocaboli, e le belle forme di dire , prima da i Latini ufate , . ■ e in Che Vede leggono , e non Rende, due miei Mff. ed ¿ maniera più Poetica , dando così il Poeta fentimento alla pianta ; come Virgilio: Miranturque novàs frandes , & non ¡uà poma , E Dante, fenza faperlo , s’accorda con Omero, che differ ' O’nretp ip.vKKÙryui-iii , Tonìit x«i àvS'pàv . Qual delle foglie età, tale è de gli uomini. Ma le parole tono da più degli uomini , che le producono j perciochè vivono più di quelli; e le morte talora fi richiamano a nuova vita . Multa renafcentur, qua jam cecidere. Cadute rifufcitano,, e tagliate rimettono . Se noi per troppa fcbifilt'a , e foverchia- delicatezza di fiomaco , nauseiamo , per così dire , 1’ antiche voci ; e per quello ci ributtiamo dalla lettura degli " antichi , che della Lingua furono i Padri : male , e rovina auguro io alla Lingua ; per mantenere la quale , ed accrefcere , tanti fudori (parlerò , e tante vigilie impiegarono , a benefizio d’ Italia e del Mondo , que’ gloriofi di nolìra Patria , che il Vocabolario della Crulca cioè Telerò della nolìra Lingua , dottamente compilarono . Saranno da riformare le antiche e moderne Gramatiche , che tutte d’un comun volere le regole tralfero , e traggono da quegli antichi e rifarli di mano in mano fulla Lingua , che di dì in dì fi muta ; e dubbiofi , ed incerti fempre fluttueremo da ogni vento d oppinione aggirati e intorno portati , lenza gittate ancora , e lenza afferrar porto ; cioè lenza aver Affato nè tempo , ne luogo , che fìa centro e anima di quella benedetta Lingua . 'Putte 1’ altre lue Sorelle l’avranno , fenza che alcuno loro il contraili ; e la nolìra più delle altre infelice , ne farà priva . No ’1 facciamo , no’I facciamo di grazia ; acciocché non s’abbia a dire , le cole della Lingua , quando appunto fi crede , che al più alto punto fien giunte. In pejtts ruere , & retro fubiapfa referri. Le antiche parole c’ imprimano quella reverenza , e quel fentimento di devozione r che a gli antichi imprimevano i Luchi , o vogliam dire Bofciii facri , ne’ quali f orror medefi-mo facea Religione .