Poesia Lib. III. 125 to'lontane in quella parte dalla lor perfezione . Il medefimo ancora av- venne alle Latine , prima che Cicerone , e gli altri fuoi temporanei ( a ) deffero loro 1’ ultima mano . Aggiungafi finalmente , che le Lingue han bifogno di lunghifiìmo tempo per conlèguire la lor perfezione, come fi vede nella Greca , e Latina ; laonde può parere inverifimile , che F Ita- liana potefle in un fecolo, anzi durante la fola vita del Boccaccio, qua- li nafcere, acquiilar corpo, e giugnere alla fua più. alta perfezione, maf- fimamente fapendofi quanto grande, e univerfale folle la rozzezza, e igno- ranza di que’ tempi . Finalmente merita particolar confiderazione ciò , che il Petrarca vecchio fcrive al Boccaccio fuo grande amico , e anch’ elfo attempato , intorno allo Stile Volgare , o fia intorno allo fcrivere in Lingua Italiana . Ecco le fue parole prefe dalla pillola 3. del lib. 5. delle Senili : Mlthi aliquando mens fuerat , totum buie vulgati Jìudio tempus dare , quod Jìylus altior Latinus eo tfque prifeis ingeniis cultus effet , ut pene jam n'thil noftra ope , vel cujuslibet addi poftet : At hic modo inventus , adhuc recens , vaftatoribus crebris , ac raro fquallidus colono , magni fe vel ornamenti capacem ofìenderet , vel augmenti . Quid vis ? Hac fpe trattus , fimulque jlimults attus adolofcentiie , magnum eo in genere opus incceperam • jattifque jam quafì eedificii fundamentis calcem, ac lapidesj & Ugna congefferam ; dum ad noftram eetatem refpiciens & Juperbice matrem , & ignavia 8cc. , intellexi tandem molli limo , inftabtli arena perdi operam • me que , & laborem meum laceratum iri . Tanquam ergo qui currens calle medio colubrum offendit , fubfliti • & conftlium aliud, ut /pero , rettius , atque altius arriput ; quamvis fparfa illa , & brevia , atque vulgaria jam , ut dixi , non mea amplius , fed vulgi potius fatta ejfent . Pofcia fi volge a declamar contra 1’ ignoranza , la fuperbia, e i vizj del fecolo fuo . Le quali cofe da lui fcritte in tempo , che già le fue Rime , quelle di Dante, e tutte le Opere migliori del Boccac- « ciò erano pubblicate , affai palefemente dimoilrano, come allora fteife 1’ Idioma Italiano . Perciocché dicefi lo Stile Volgare modo inventus ì adhuc recens , cioè poco fa nato , e ancor bambino ; vaftatoribus crebris, ac raro fquallidus colono ( b ) , rozzo ,~fquallido ; perchè pochi lo colti- va- ci) Cicerone ì e gli altri Juoi contemporanci , non diedero 1’ ultima mano alla lingua Latina , Il colmo , e ’1 fiocco , per così dire , della Lingua Greca , e Latina , fu rin- chiufo in una fleffa età . Quando fi cominciò a fcrivere ornatamente in Volgare , la Lingua non era infante ; avea più d’ un SeGoIo adoffo j era già paffata per più d’ una trafila, s era parlata , e riparlata di molto tempo . Del refto il Petrarca chiama lo Stile Volgare di Jrejco trovato , e recente , per rapporto alla Lingua Latina , eh* era verfo di lui antichiflima ; e nella quale i Letterati aveano durato a fcrivertS^no al fuo tempo. ( b ) Quando il Petrarca diife. , che io ftile Volgare era raro fyualiilus colono , dicea vero ; perchè oltre a Dante non ci era chi gli avelie dato luftro , né era (alito fu egh cola gentlliffima fua maniera , nè il fuo fcolare Boccaccio ; o pure di poco eran fahtt (u , ne potevano vederne tutto 1’ effetto , E di fatto il Petrarca fe ne maravigliò deha ‘arrl3 »• clie aveano incontrata fuori deità" fi la efpettazione le fue Rime , e il può dire , che in parte ne cominciane a ientire quello icoppio , che erano per far poi vie più grandiiTimo ne tem-.