Poesia Lib. III. np della difavventura comune al fuo fecolo . Nei Decamerene , o'fia nelle cen- Co' fuoi compagni fra le Donne ardite. Molte ne fra per terra /cavalcando, lì Mf. de’ Signori Compagni: Cosi Tefee fieramente andando Co' fuoi compagni infra le Donne ardite Molte ne fra per terra ifcàvttllando . E Lib. 2. come lo cita il Taffoni: Facean nell' armi i fuoi fiupende cofe, Cantra nemici e forza e cor moflrando , Nel Campo quelle genti sì orgoglio/?, Uccidendofi, ferendo , e /cavalcando , Il Mf. E' fuoi facevan nell’ arm$frran cofe, Contro ai nemici gran forza moflranda , E per lo campo le genti orgogliofe , Uccidendo , ferendo, t,Scavallando. Scorgefi beniifirno , che il Correttore ha voluto rimodernare anco il numero , e farlo più fonoro , e più pieno ,. guadando quella antica femplicitù , di cui egli non avea tepore ./ ‘ ■ ' ■ . . L’ efempio di Scontento , che mi rimaneva a addure , è veramente curiofo . Il Talloni dice : oiddiettivo l' uso il Boccaccio Tefeidé Lib. 3. car. 29. Grandi erano i fojpir, molti i tormenti D' amenduo , lo vederfi imprigionati / Via più che mai facea loro Scontenti L’ejfere a punto fimile recati . Dove ne' verfi , che feguono ( fegue a dire il noltro Accademico ) venne difavvedutamente a quel valentuomo mejfa una rima fai fa. - — ‘ . Ognor più le pareva un giorno cento, Che fojfer morti, o quindi liberati. Fojfen , non è Tofcano . Qui il Taffoni compatii« il Boccaccio ; ma egli non ha bilógno di quella amorevole compaffione ; poiché 1’ errore fu del Correttore , o Rimode rnat.ore, che avendo mutata la rima nel t,primo , e terzo verfo , di Ento in Enti , non fi ricordò , o non gli venne fatto , e non gli fu così facile il mutarla , comr ei doveva , feguitando bravamente la fua sfacciataggine , anche nel quinto . Udiamo i.l Mf. che libera il Boccaccio dalla compaffione del Taffoni . Grandi erano e fofpirì, e il tormento Di ciafcheduno, e l'efer pregionati. Così diceano allora ; e prigione per prigione. Vie più che mai faceva difcontento Ciafcun di loro a tal punto recati. _ , . . , Quell’avere a far la pofa fu’l Tal feda fede , non piacque al Soprantendente. MutoIIo. Fd ogni giorno lor pareva cento, Che fojfer morti , o quindi liberati . ' Chi badaffe alle ftampe , direbbe , che il Boccaccio fa de’ folecifmi , come Fofen per Ffrjero , o Fojfeno . Ch’ egli fi dimentica la rima . Ma le dampe fono bugiarde j « più fono tenaci della vera lezione i. Manofcritti : i quali , quando fi tratta di Lingua , e di dar regole , e di criticare ,. vanno neceffariamente praticati , e confultati . Poca pratica moftra d’ averne fui bel. principio in queda Opera il Taffoni ; mentre efaminan-do il paffo del Boccaccio Nov. 54. E fi gli mandò dicendo ec. fe quel fi dia per fic , o per Jtbi , o vogliam dire per sì coll’ accento come vuole (criverfi ; o per fi feriza accento , particella riempitiva , trae argomento , che per non! averlo, trovato in altra guiia , che fenza accento , nelle copie dampate , o fatte a penna , egli debba intenderli per Ji nel fecondo modo . E non s’ avvede quedo valentuomo , che le copie farle. a penna non anno mai accenti ; e così non fi può dalla fcritturà di quelle detei-minare , come egli vada intete . Pue/fi bene dall’ ufi Frorentifto , che non permette -il • e in quedo lentimento , fi gli mandò ; ma dice collantemente , fe gli mandò , rac- " so-