42 V I T A B 1 L O D ® V I C 0 furono que’Sonetti, che fotto nome di Lorenzo T Acqueria fi leggono nel Lib. IV. delle Rime di diverfi Autori impreffo nella Città di Bologna , e nell’ Anno fuddetto , fìccome volea far credere il Caro nella fua Apologia. Ed è poi fuor di dubbio , che non al Caftelvetro , ina ad Àlefiàndro Melano , o pure a Giovàn-Maria Barbieri , fìccome c detto di fopra, fon da attribuire i Sonetti fatti in rifpofta ai Mattaci™ e alla Corona del Caro , e ftampati folamente dopo la morte d’ elfo Cafìelvetro -, e però non poterà da verfi tali dedurre , fin dove afcendeffe -il valore di quefto Letterato nella Poefia italiana . Trattò egli in oltre coi Giunti , Stampatori rinomati di quel tempo , configliandogli di voler dare alla luce il vailo Cemento Latino di Benvenuto da Btiola Copra la Commedia di Dante , che n’avea trovato un buono ed antico tefio preflò i Canonici di Reggio di Lombardia , parendo a lai, che quett’ Opera» fìccome ripiena di Filofofia e Teologia e di molte Storie, non meritaffe di perir fra le tenebre. Faticò ancora l'opra le Commedie di Plauto e Terenzio , con far loro va-' rie Annotazioni, e darne il fuo Giudicio ei frammenti di tal fua fatica intorno al folo Terenzio , MSti fi truovano tuttavia in mio potere . Oltre a ciò gli era nato penfìero di fcrivere falla Rettorica di Arsotele , al quale effetto avea ragunato affai materiali , cavati da dò verfi Autori Greci e Latini , e maffimauiente da Platone , con pretendere d’aver’ivi trovato non pochi difetti . In fomma , foffe che Libro fi voìeffe, ch’egli leggeffe, in tutti, per così dire , a ogni quattro righe trovava egli, o parca a lui di trovare errori , o contradizioni , o cofe che meglio fi poteano dire ; e tutto andava notando . Ma nulla di quefto è a noi pervenuto , perchè perito ogni co-fa nel naufragio di Lione . Le quali cofe confiderate tutte , non è maraviglia , fe tanti e tanti han fatta onorevol menzione ed elogi di quefto Letterato , e maffi inamente il Robortello , il Sigonio , il Rufcelli , e Giulio Cefare Capaccio ne’fuoi Elogi Latini, e Lorenzo Crajso parimente ne’ fuoi Elogi , e Giovan-Matteo Toficano nel Libro int tolato Peplus Italia , ove mette un’ Epigramma in lode del Caftelvetro , e fra 1’ altre cofe afferifee, che fifa// lune Criticorum Principsm jure fili vendicavi . Dei pari non poco il commendarono Torquato Tafso nelle ine Prole-, e il Pigna ne’ fuoi verfi Latini , e il Tuano nelle fue Storie , e il Gaddi nel Libro degli Scrittori non Ecclefiaftici , e il Car* dinal Pallavicino nel fuo Trattato dello Stile , e il Balzac nelle tue Lettere ", e la Menardiere nella prefazione alla Poetica, e il Teifiìer negli Elogi de i Letterati , e il Bael nel fuo Leflìco , e il Menagio., e il Bentleio nella fua Apologia alla Differtazione fopra le Lettere di Fa-laride, e Giovann-Alberto Fabricio nella Tua Biblioteca Greca, chiamando eruditismo Commentario quello del Caftelvetro fopra la Poetica d’A-riftotele, e il fopra mentovato Abate Crefcimbeni nella fua lftoria della Volgar Poefia . Tralafcio infiniti altri , che con onore parlarono di quefto valentuomo, e folamente dico , che il Moreri nel fuo Diziona- rio