*< S? )# Non fi diri certamente, che iè la libertà che fi pretende, dilhuggelle alcune manifatture , gli operarj di quelle s" applicherebbero ad altre opere da vendere aJ fóiaftieri , e che cosi non ne patirebbero la popolazione e le ricchezze ; quello raziocinio farebbe giufto quando Un reciproco commercio folle riabilito * ciocché non vJ è. Trattanto fenza tal reciproco commercio « fenza una convenzione che V alììcura, la Francia , abolendo le fue leggi proibitive , non farebbe che favorire la popolazione e la ricchezza delle altre Nazioni i cationi di America c del Levante non avrebbero potuto bafiare a quefia fabbrica immenfa . Gli oracoli t che gli indiani avrebbero potuto mettere d tai efirazióne, quando fi fojfero accorti cW era nociva ai loro interejfi. Finalmente la fpecie di tacita convenutone , fatta tra le Nazioni di Europa , di ammettere quefie mof-[oline \ convenzione , che diminuiva per tutte i inconveniente di tal commercio i poiché quefia uniformità di condotta obbligava a concorrere, eia-fi una fecondo i fuoi mezzi, al tributo di danaro impofio dall’ India all3 Europa ; ed in tal maniera te jlejfe proporzioni di ricchezze erari mantenute fra tutte le Nazioni rivali : fola condizione necefi-fari a nella filma politica che fi fa de metalli * Pereto il commercio dell3 Indie ( prima delle corìquifie degli Inglefì ) altro non era, che un mezzo da ]olici) are egualmente tiiit i Stati di Europa dagli imbarazzi > che arrecava alla circolazione l’ annuo oc-Srefe ¡mento dell’ oro e dell’ argento,