298 RAGIONAMENTO XVII. burla, onde fe gli dichiara contraria , fenza temerlo . E crederete voi, che a lungo andare, gli uomini , di cui temon gl* Ippocriti, non fian per avvederli de1 loro inganni ? E allora qual confufionej averanno in fe ftefli, qual digredito apporteranno agli altri, che proccuran di avere virtù vero, e non mentite ? Sì agli altri, i quali non fan mercato delle virtù, ma ne fanno acquifto ; non faru pompa di meriti, che lien ftìfi, ma fan guadagnq di meriti, che fono veri ? Quelli reftano pur’ anche offefi, rcftan derifi ; poiché non potendo gli uomini conofcere i cuori degli uomini j ficcomej alle volte crjdon tutti per buoni , così alle volto fofpettan tutti per finti. Ma agPIppocriti bada, fe faran mai uomini di Chiefà, che ingannino chi dee promuoverli, chi dee premiarli. Di/lici li filma imprefa ; e confeflàtela vci, miei cari Figliuoli; fi le virtù vere non vanno efenti dall’ ombre, cho fpande /òpra di effe , o la malignità , o l’invidia, o l’ambizione de’ Concorrenti ; come potranno andarne libere le fimulate?E chi regge farà così fcioc-co, che fenza fare fperienzadi ciò , che fi moftra, voglia credere tutto quello , che vede? E cono-Icendo poi egli 1’ inganno non dirà ciò, che dille Sveton. in Siila di Cefare ; G a fari piar e s Marios ineffè ; in uru folo Ippocrita non effere un fol viziofo, maefler tutti ? Quefto in riguardo degli uomini, di cui teme l’Ecclelìaftica Ippocrita ; e in riguardo di Dio, di cui non teme, anzi fi burla ? Nell1 antica legge comandò Iddio, che non comparine mai figli altari i 1 Cigno, di cui fi dichiarò non riceverne f oblazione, e di uon gradirne il fagrifizio. £pure nelle no-