34* RAGIONAMENTO XX. nitenza, e fi mette nel deritto fentiere dellafalu-te, Ma f Ecclefiaftico, il Sacerdote , nudrito tra1 Sagrameli, aflucfatto alle Prediche, indurito agli avvifi di Dio, fc una volta avviene , che prevarichi , il Iuq ravvedimento è difficile , e poco men che impofsibile la fu a emenda . Ciò , che a* Secolari fa breccia , non commuove il fuo cuore ; perche a lui non arriva nuovo, e però non àsfòrza di conturbarlo, d’intimorirlo • Egli perciò tènde di quanto fa piagnere il Secolare ; e dove quello fi feiogliein lagrime di pentimento, egli maggiormente s’indurifee in fentimenti di oftinatez< za. Sciamava Ifaia, perche arrivar potette ad in* durre ftimolo di compunzion nel fuo Ciro, altrettanto a Dio rubelle, quanto a Dio caro; e pur nulla faceva ,fperimcnrando tèmpre inutili le fuo voci, inefficaci le fue lagrime, vane le file minac- Iijì-4J.v.4* ce, le fue preghiere . Hac dicit Dominus Chrifto meo Cyro.Vocavi te nomine tHo^JJifmlavi te9& non cognovi* fti me. Oh Sacerdote, quanto io ti ò amato 1 quanto ti ò ingrandito ! quanto ti ò efaltato ! E tu ingrato all* amor mio, mi rendetti tèmpre odio per amore • Ti tèrvifti de* miei beni fizj per armi contro di me ; mi ferifti con quella fletta fpada , che-» ti pollai fianco; mi perfeguitafti con quel mede-fimo battone, che ti diedi in inano . Ed io anche/ ti tollerai, ti afpettai. Ti mandai ertemi avvili per conofcermi,interne illuttrazioni per ravvi-farmi ; e tu cicco, e tu fordo ! Non cognovifti me i La perfecuzione, che ti fu motta contra da quel tuo Concorrente, fu tiro induftriofo del braccio mio, per farti ritirare al mio fino . La prigionia 9 a cui fotti condannato dal tuo Prelato, fu finezza ti: