AL CLERO . 34j snella mefehia di turbe armate era già uomo dì mondo, anzi di corte, anzi di campo . Ala Pietro,. .•che era Appoftolo , e dovea effer capo degli Ap-poftoli ? che era nella fcuola, e dovea effer nel trono ? Che flava per cingere ftola, e dovea coronarli di tiara ?• Si fgrida con maggior fervore, fi tratta con più afprezza, quando manca ; perche i fuoi mancamenti, flando egli nei Cielo della Chiefs , donde Giuda già era caduto, fon falli limili a quegli degli Angeli, che peccarono, le ben più gravemente , in Paradifo. E quanto, oh quanto fi offende Iddio, fi prov-voca , fi efalpera, da’ peccati de Sacerdoti, per far loro più vivamente comprenderne la gravezza, l’enorpiità I Con quai gaftighi, e quanto afpri, e quanto atroci, lì punifee, gli ftermina I Bafta., i tra tutti i Padri, che. con diftefa penna , e com» amaro pianto , più che con nero inchioftro, no fcriflero,legger fidamente S.Giangrifoftomo, perche conofcano , effere fenza efagerazione , ma mera veritàquanto io lor dico . Nulla, re Deus ma- h^fo^ gis offenditur , quam quod indigni, ir peccatores Sacer- Match.1'1*1 dotti dignitatepr&fulgeant. Evie più inoltrandoli nel dire ,così foggiugne. Siprivat.im pecces , nihil. Idem Ioc< talepaffurus es •fin Sacerdotio peccas, periifti. E im» clc* altro luogo, così efpreflamente adatto a quel che noi ragioniamo, che nulla più . Dico horribile quod- idem nom> dam. r atque tremendum non eft ita. malum in Idcclefta ^>in Dei Daemoniacos effe, Sarererj, qui peccatorum for dibus inquinantur Jdoc enim peftimum eft fcut Fau-lus ait : Qhriftum conculcare, ir Sanguinem e\us podu-tum ducere, (ft fpiritui gratia contumeliam facere. Multo igitur Demoniaco pe}or eft, qui peccati ftbi confi us ac* /