al clero; uopo che qui pri ma combatta. Chi vuol’ ivj ri’ fare ,bifogna che qui prima travagli. Chi infOm ma ivi vuol federe, è mcifiino che qui prima cammini . Qtiefto è per 1’ appunto il comento, che alle fuddette parole fa Rabano,che il rapporta la Chio-fa. Nefiebant etiam quid peterent ■ quiafedem olona \ Domino, quam nondum merebantur, inquirunt*. Deleft abat eos culmen honoris ; fed prius debebant exercere viam laboris. Unde fubdit : Voteflis bibere calicem, ane», ego bibiturus fumi ' Or veniamo a noi. S’egli è cosi, che dite voi ora di tanti e tanti, i quali, appigliandoli a feguire la via della Chiefa , penfano di aflicurarfi un vivere niente incomodo, e tutto aggiato? Che dite di tanti altri , i quali, paghi di aver celebrata quella Meda , e Iddio fa come , e Iddio la fe fernpre e di aver recitato quell’ U tìzio, con quale attenzia-ne, con qual pontualità, non vo dirlo; credono che a nuli' altra cofa lieno tenuti, fuorché a darli* bel tempo, ed a vivere allegramente ? Che dite in fine di altri molti, che moftrano tanta averlione a fervir quella Chiefa, da cui anno tutto il bene , che godono, tanta ripugnanza a portar quelle vefti, da cui ricevono tutto il decoro , che oftentano, tanta difficoltà a foggettarlì a quei Prelati, da cui implorano tutta la difefa, che vantano ? Ma eglino diranno , che non an Prebende, che gli obblighino a fervire ; non an Cure, che gli aftringanoa travagliare; non an Benifizj, che li neceffitiuo a ri lèdere. Ed io dirò loro ; dunque perche non avete Prebende , Cure, Benifizj, nulla ricevete voi dalla Chiefa, o di utile, o di decoro? E le franchigge da' pefi uni- verfali, per cui tutto dì tanto piatite contra chi ofa di RabanJ adduct- * à GlQfL i '