AL CLERO; 57 Grande Iddio! Tanta cautela perche non iftiano \ inficine i cadaveri, e tanta libertà nel convcrfar tutto giorno infieme corpi vivi, lèni,belli, attrattivi , e maniero!! 1 II pericolo c lontano ; ma potrà cflere più lontano di quello ,che fi conofceva lontano da fcheietri ? Si tratta con perfone di fommo onore ; ma non fon fratelli, e forelle. E pur con-» queftì li teme il contatto, anche dell’ ofsa ; e con-» quelli non {} temerà quel della carne? Si trattai! forfè affari di fpi rito, negozj di anima, faccende di eternità ? E quando anche ciò folle, vi Sfoglierebbe cautela, prudenza, e gran modeftia ne’fentimen-ti. Ma quel trattare fol per vedere, e per effer veduto r Quel converlare, o tra* giuochi, o tra’ fefti-ni, o ne* teatri ? Non è efporfi all’ incendio, non-» già per accidente, o ali’ impenfata, ma di propofi-to ,e con efficacia, non men nel volere , che nel fere ? Ma voi direte, che la voftra virtù è concimata , e però non dee temere cimenti, in cui !o-glion reltar perditori folamente Novizzj ,non già Provetti nelle virtù. Io così credo ; e’1 mi fa creder di voi la lunga fperienza, da me avutane , in tanti anni, in cui ò tempre ammirata la candidezza de’ voftri coftumì, e la fodezza de* voftri proponimenti . Pur nondimeno mi fa anche temere il leggere , che Golia fi burlava di Davide, che il prov-vocò a parti colar cimento, efe ne burlava corno di un’ inefperto fanciullo, quando egli era sì fa-mofo nell’arte, non men di combattere, che di vincere . Nunqtad ego fum canis, quid tu venis ad me cum i.Reg. xrl baculo... Veni ad me dabo carnes tuas volatilibus v‘w* Cadi, & bejliis terrt. Così diceva egli a Davide . Ma che ne avvenne ? Pavide, il PaftoieUoinefperto,il Par.! H fan- a