348 RAGIONAMENTO XX. avere errato. £ però penan più tofto rra orrende pene, che concepifcan dolore di aver peccato, c che confcftino il lor peccaro . E quale fperanza di Ibidem# pentimento ? Sivero hoc , profcguifce il Grifofto* mo, Mtwjler ipfe patiatur , ornai fatisfattione priva* bitur > & fuppltcia extrema perfolvet. Si fpicca da Ita Tribù di Giuda un’ Uomo rifoluto , e forte , tanto che baftafte a farlo nominare Profeta , per girne a fronte di Geroboamo ; e arri rato in fua prelènza , così con liberi lenii, e con (empiici parole, jRe» t* gl* rinfaccia gli eccefsi delle fue indcgn’ifsioie va/2’ *’ colpe. Et ecce Vìr Dei venit de inda in fermane Domi* ni in Bethel> Jeroboam fante Jùper altare , thus jj-dente ; exclamavit contra altare in fermane Domi* ni,&ait : Altare, altare > hac dicit Dominus . Mas’ egli dee inveire contra il fagcilcgo Incenfatore , perche dirizza le fue invettive contra l’altare ? Al* tare, altare? Qual colpa anno gli altari nelle ne- fandità di coloro, clic gli {Vergognano ? Qual par* te annole Chiefe ne’ delitti di tanti, «he id avvilirono ? Geroboamo è 1’ empio profanator 'dell’altare, egli l’ofcuracon in^nfi fagrileghi, egli il contamina con idolatrie-{candalofe • dunque contra lui gridi, Telami, tuoni il Profeta . Ma che pro il farlo? Egli fordo, egli oftinato, non Pentirà mai, non fi ravvederà mai. Con miglior coniglio perciò il Profeta, non paria a lui , ma all’ altare, per far vedere , che gli ftefsi macigni dell’ altare fono più teneri a compugnerfi deli’ oftinato cuore di Geroboamo, le ftefie pietre fono più facili a rifen-tirfi del foo Ipirito indurito. Alt \ Altare > altare ì> C3rthcf ^on*8* Cartufiano j non quia altare potuerit verba ibidem/ ’ intendere > ve Indir e \fed propter adfi antes ad altari ver-