SISKaa AL CLERO.1 34P verbum direxit , ut ipfi adverterent. E vuol dire ; lapidibus loquitur,ut adftantes erubefcant, dum tanquam infenfibiliores lapide trattantur. E quando fi (perimento sì gran durezza di animo, che i fafsi fi tro-varondi lui più molli, in Geroboamo? Quando egli facea ufizio di Sacerdote. ]eroboam frante fuper altare, & thus Radente. J^ici Ddettifsimi, quando un* Uomo di Chiefa, quando un Famigliare di Dio, quando unDomeftico di Crifto, quando un Sacerdote, arri va a cumular peccati foprapec-cati, a peccare fenza findercfi di aver peccato, a delinquer per ufo, per paffatempo, per bizzarria, per impegno, per capriccio , non vi promettete^ da lui più, nè avvertimento agii avvitì, ne ravvedimento a gaftighi, nè pentimento a’ rimorfi, Le pietre fteflè di lui fon più tenere; an quello vifeere , eh’ egli non à ; an quell’udito, di cui egli è privo . Efènton tanto le pietre, e tanto ancot fi commuovono , eh* effe ffeffe ripigliano a fclama-xe contra animi sì duri, c ad inveire contra cuori sì impcrverfati. Il previde il Profeta Abacuc contra l’oftinatezza di Nabucco ,polsiam dirlo anche noi contra la durezza di un’oftinato Ecclcfia-ftico. Quia, lapis de pariete clamabit, & lignum, quod HabJc-inter ytntturas adifidorum eft, refpondebit. E che di- v.i i. xà ? Che rifponderà ? Grideranno le colonne, che {ottengonoil noftro tempio,c rinfaccerannoa* Sacerdoti le lagrime dì compunzione, che verfa-ronfi dalle pupille di tanti Laici contriti, alle invettive de*Sagri Oratori, che riprendevano lo loro colpe ; quando eglino tutto ferie mettevano in deufo, tutto riducevaoo io ftrfeta, Rifponde- ran-