IOO COROLLARIO, E conclusone del R^agion amento. CAPITOLÒ SETTIMO, E Sfendo la moneta mifura , e valore di tutte le cofe,dev’elser giuila, e lenza difetto, per non averlo necefsariamente a comunicare a tutte le cofe, che con efsa iono comparate ; perciò li mer-» canti, che,come ii fa da ognuno, cercano la parità, per fuggire ogni pericolo ne’loro cambj , e negozj, non la considerano, fe non nella fua intrinfeca bontà. La fproporzione cagionata colla lega, col pefo , e col valore ellrinfeco peggiorato, è il motivo più certo delle alterazioni, o fi dicano aggi, che altro non fono in foftanza , che femplice apparenza , ma che operano il grave pregiudizio di convertire le follanze delle nazioni, per quanto è de* mede/Imi aggi 1’ importare, in altrettanta femplice apparenza. La moneta in fomma, per quanto è il fuo valor intrinfeco,è un’ ente reale, ma l’aggio altro non è, che un’ ente ideale,malefico, ed ingiufio. L’inofservanza degli uomini alle leggi , moltiplica a difmifura i mali delle monete con gli ilronzamenti, e con altre varie contraffazioni cagionate dai traffici, che fono vietati poteri! fare delle monete, come fof-fero fempre merci, prefcritto efsendo bensì in quali cali pofsano come tali efsere commerziate per facilitare il legittimo commerzio. Le utilità foverchie di alcune Zecche d’Europa, e quelle in oltre de’privati trafficanti, e cambiavalute , fono le vere cagioni della fproporzione, che è lo itef-fo che dire degli aggi, e de’ iommi pregiudizj , de’ quali ogni genere di perfone riman colpito, ma più fienfibilmente li riientono il commerzio, ed i poveri artiili, e li rullici. Benché qua/i imponibile fia, che tutti