240 DISCORSO SUL FINE voi 1’ avete prefentata . Perciocché a voi ha oramai la miglior parte di Europa quell’ onore fatto ,, che vi fi do-vea : ma il noftro paefe non ne ha ancora ricevuto quel vantaggio , che gliene potea ritornare, fe egli dalla fua Metropoli, come fi conveniva ? folle flato incoraggiato a feguirlo . Io ipcro, che il palorcio , una di quelle macchine che T umano ingegno fi ha fabbricate contra la rapidità del tempo, la quale voi con molta cura, fatica, e ipefa avete sì migliorata, da poter fer-vire in tutti i luoghi , ed in tutti i fiti j una macchina, dico, sì ièmplice, e cotanto utile , voglia efiere un poco meglio conofciuta, e meno contraflata da’ vecchii pregiudizii, cotanto nemici della perfezione delle co fe umane . Si loda la fcrittura, e la ilampa per avere approifimati ad uno indivifibile punto gli umani ingegni, e sì aver fatto l’uomo cittadino di tutte le prefenti , e le paliate nazioni della terra . La lode è giuila. Ma non è ancora più forpren-dente, che gli uomini desinati a vivere un fecolo , abbiano inventati degli finimenti da sì prodigiofamente moltiplicarlo ? Concioflìachè fe il vivere, come