23i DISCORSO SUL FINE buona fperan^a , che avendo arricchite tante nazioni, ha defolata 1’ Italia : nè Criftoforo Colombo l’America, la gran Colchide de’ noftri Argonauti j fe o aveflero più temuto i fogghigni popolari , o non foifero itati preceduti da mille , che fi diceano diiperate prove di pazzi . Due iècoli di diipendiofi ed inutili tentativi non hanno ancora arrenate le nazioni del Nort da ricercare per li gelati mari un pafiaggio alle no-itre terre di promiflìone . Ma effe non ignorano, quali ricchezze può loro arrecare un giorno fortunato, che loro apra le finora chiufe vie di Coro, o di Aquilone . Viviani, l’ultimo de’ gran difcepoli dell’ immortai Galileo, avendo intraprefo, ciò che non era ancora venuto in mente agli uomini, di indovinare i penfieri de’ trapafiati , e quel che è più, il loro ordine ,* quanti volti irriforii e difdegnoiì ebbe egli a tole-rare ? Ma egli non avrebbe fenza quelle amarezze avuto il bagolar piacere di aver ritratto , fenza vederlo , Apollonio (i). Vauban , che cambiò la faccia (i) Fontanelle elogio del Viviani. F.ranii perduti i libri conici di Apollonio . Egli fo-pra una vaga idea li rifece del fuo j e quando