PfaLi43« Pfal.103. Ioan.$. Ecclcfiafti ci 1. Lue 1. Elaia.^S. Lue'11. Genc.i. Hcft.u. Ioan.;. nCor.j. I.Pcf.2. Ioan.9. ili 53. 224. Del Mercor dintorno dì Quare/ima, feta,cheafpira,efofpiraa queldefideratofuoaduento,contutti A i Padri Santi, che lo dimanda mano 5 Emitte manum tuam de alto, Domine , & eripe, & liberarne de aquis multis . Ben fi dimanda mano, e braccio. L’organo degli organi noftri,con cui operiamo è la mano. Iddio opera per lo fuo figliuolo, che èia fua fapientia Omnia in fapientia fediti, Pater metw vfque modo operatur, & ego operor. Fons fapientia verbum Dei. Fecit potentiam in brachio fuo ; Sub vmbra manus furi protexit me. O che cofa ti direi di quella mano,e dellefue dita, fe iohaueflì tempo, ma mi riferbo a quello Euangelio. 57 ?» digito Dei. Vengo all’acqua delfiume, Chrifto è quel vero fiume, Roma, chefcefedal fopracelefte Paradifo, dalfeno paterno ad irrigarci! tcrreftre della fanta Chiefa,& fi diuidein quattro capi, de’quatro B Euangeli j. Fluuius egrediebatur de loco voluptatis ad irrigandumparadifum, qui inde diuiditurin quatuor capita . Chi vide mai fiume si grande s5 Fons paruus creuit influuùtm magnum,& in aquas plurimas redundauit, dice la vi-fion di Mardocheo. Vedefte mai sì bella verga ? Firgam xquitatis, virga regni /w.Toccafte mai sì fanta mano aperis tu manuum tu am,omnia implebuntur bonitate. Guftafte mai acqua sì dolce ? <>ydqua fapientia falutaris potauit illum Dominus Deus nofter. Quella è adunque quella verga (per cominciar a (coprir i fècrcti ) che è cangiata in ferpentein quello mondo, che è tutto Egitto,region di tenebre, & ombra di morte.Odj Chrifto, che di Dio confclfa cfìer diuetato ferpente,nó ~ fcrpcntcvelenofo, ma lèrpente, chcfana i veleni degli altri ferpen- . ti;quel ferpentedi rame,lcuato fui paloncl deferto,laviftadi cui liberarla le mifere genti pellegrine ferite da ve-lenofi morii de’ferpen ti infocati. Sii ut exaltauit CMoyfes ferpentem in deferto, ita exaltari oportet filium bominis.O facro fcrpéte,hai la forma di lèrpente, nò di veleno^ hai la forma dihuomo,non di peccato. In fimilitudinem carnis peccati, dice San Paolo. Prendi bora la coda del fepente,prendi l’vltimofi-nedi quello Chrifto, di quello ferpentedirame, che come veramente di rame per le bocche de gliApoftoli andò fonando nell’vrii uerfoil fuon dell’Euangelio fuo. Non è più lèrpente., ritorna in verga, non cangia l’humana forma, fempre rimanehuomp,ma la- p feia l’humiltà, la fragilità della carne, era abietto, tenuto comevn vii verme della terra,non appar adunque più vile, non appar huo-mo,odi San Paolo. Et fi cognouimus fecundum carnem Chriflumjèd iam non wonitwr. Appare vera verga,vero fccttrodiDio, è adorato dagli Indi.temuto da Giudei, riucrito da Turchi, venerato daChriftiani per Dio.Oche fecreto. Cauarà poi dal feno la mano , paruelepre-fa,- ecco il fecondo fegno. Non fù mai macchiato di lepra Chrifto, di peccato alcuno. Qiù peccatum non fecit, nec dòlus inuentus efi in ore eius.Ma fù (limato leprofo da Giudei.Nos fiimus quia hic homo peccator 'efi,Nos reputauimuseum quafi leprofum,percuffum a Deo & humiliatu .Rimet tendo la mano Mose nelfeno,diuenne più bella,cheyrima fpoglia to