Matt.f. Eccl.j. E6.S8. Pfal.119. ^TerZiO giorno dì Quarefìma, mente fenza obliuione ; col cuore fapientementc ; con l*anima A dolcemente; con la mente perfeuerantcmcnte ; con le forze gagliardamente; fino alla morte, come quel Tanto Profeta, che dice. Quoniam ego in flagella paratus fum ; comeSanPaolo > chedice.^wo-uiam propter te, mortificamur tota die . O Santo amore. Mollificatcui cuori, mollificateui cuori, di pietra, e fevi par amaro queftoprecetto , indolcitelo col legno vitale, con la memoria .della pal-fiondi Chrifto. Nonftar oftinato, Chriftiano, proteruo,pertinace ne gli odij, che guai a te, fe non perdoni. In qua menfura menfi fueritis, remetietur vobis. Quello che tu farai ad altri, Iddio fata a te ; ti farà andar ramengo , profugo, non ti darà mai vn’hora di bene, nè in quella, nè in l’altra vita. Cor durum male habebit in B nouiflimo . Frange efurienti panem tuum , eJr egenos, vagofque induc in domum tuam. Vfate mifericordiaai pouerelii, alle pouerelle, vedi-tcui delle miferie loro. Imaginateui voi d’eflèr nudi, voi morir di fame, voi non hauer albergo,voi elfer infermi, voi dar in prigione . Oime, farebbe imponibile,fehauefte mifericordia , fe ha-ueftemifero il cuoredelle miferieloro,che non aprideigranari, che non mcttede mano a quelle cade, che non manifeftafte quei gra ni,che non vendede quellegioie, per veftir quel mefchino,per maritar quella citella, per liberar quel pregioniero,per aiutare quell’af famato Ma nò v’è mifericordia, ma nò ve mifericordia ne glihuo mini alierà nodra. Ben dille Dauid Profeta. Àpud Dominum mifericor- G ' dia , apud Dominum, non apud homines. Non v’è tigre più crudele, più rabiofa dellhuomo. Habbi inanzi gli occhi, Chriftiano, quella mi-Matth.is. fcricordia grande, di cui ti dilli poco fa; chevsò quel Re all’ingrato feruidore, alquale perdonò diece mila talenti,oue egli all’incontro non volfc dar dilatione al filo conferuo di cento talenti foli,on de meritò poi di elfer impregionato, e fatto pagar fino a vn quattri no. Et vogliamo poi elfer addimandati Signori, Magnifici, Uluftri, generofi ? O feriti, ò ferui.All’hora farete Signori, quando vfare-te mife.ricordia,- fin che farete crudeli, vi domandato fèmpreferui. Tu vedi,che Chrifto in quella parabola, non fa crudele,fe non vn feruo; eia mifericordia attribuifcefolo al Signore.Dchchi è colui, ™ che per fperanza di guadagno, e di proprio commodo, fi curi non danegiare il profilato, a cui douerebbe dar aiuto?Tu vedi il fratello bilògnofo,e morirli di fame.opprelfaquellavedouella,ferrato in ca fa per vergogna quel mefehino, cnon folo non ti muoui a pietà di lui,ma tanto piu carogli vendi la robba.di che hàbifogno;ti ridi di lui,fingi non lo conofccreò vedere’O' crudeltà grande.I maggiori angariano i minori, quelli alfaftinano, e tradifeano quelli,ogni co fae piena di contentioni,di cauillationi,di malelingue.E non volete poi,che Dio fia adirato con voùche vi percuoti, che ci 'facci gridar da ipergami, e dalle torri, inuitandonia penitcntia ? Piega- ti