220 Del Mere orai, giorno 'vììj. dì Quarefima} Chrido.Teffiwoniw;» perhibeo de mundo,quia opera eius mala funt. Egli è vn A traditore, egli è vn traditore,Romani miei, quedonodro mon-daccio.Non vedete Prencipi,come vi tradifce?vi mette tanto in aito con parentadi,flati,grandezze, & poi in vn momento vi atterra, non refla pur reliquia delle cale vcdre, fpcgne ogni poflerità, ogni nome.ogni fama. Non vedete come vi tradifcc,giouani ? Vi prometteuita lunga,florida,aucnturata cnon nj ferua fede,uitraduce, uiuccidein un tratto, nel più belfiore dellagiouentù uo-flra.Non uedete,come ui tradifce,donne? Vidàun gran marito,ui dà un belfigliuolo^Oimefubùo uelo togliervi là viuerein perpe tuo pianto. Se non urhà tradito,ui tradirà,ui tradirà come hà tradito i uoftri maggiori ,eperò non gli date fede, non gli date fede. B AccoflateuiaChriflo,chenon tradì mai huomo,che diede femprc più di qucLchegli promife.non fon ombre i beni Cuoi,fon ucri be ni,non appaiono,non fon uanità,fufiflono. A Chrido dunque a aI ‘ Chnfto diciamo tutti,Sub vmbra alarum tuarum protege nos. Elcuareui quanto prima da quello Ginebrofpinofo,edannofo di queflo mò do.Màgiatc di quello pan fubcineritio,pafcetcui di Chrido, che è quel uero pane , che è palio conueniente all’anima noftra Et panis 3.Reg.: 5- cor hominis confirmet. O pan preticfo pan neramente angelico,anzi di uino. Et ecce ad caput fuum fitbcinericius panis,& vas aqua. Non è pan terreno quello,che conforta.e follenta Helia fino al monte Oreb,non è pan fatto dahuomini, che nò hà tanta vii tù.Non èia manna del O Cielo,che piouuè nel deferto, perche dice il tedo. .Ambulquit Hellas in fortitudine cibi illius. Quel pane gli diede la fortezza di carni nar qua ranta giorni fenza bifogno-di cibo; ni un’altro pane,nè la manna ce lede hebbe quella virtù, perche non folientaua fe non vn giorno,e. però il Venere ne raccoglieuano il doppio,cioè p lo Venere e per lo Sabbato, perche non gli patterebbe badato vn gomor a fodétar-Exo i«. li duegiorni.come fi legge nel Efodo. E' adunque quel pan celefle, loan.6. che di fede do dice. Ego fum panisviuus, qui de calo defendi. Pater mews Pfal \6 dat vobis panem de calo -verum. Ben fatto fiotto le ceneri,fiotto le paflìo-ioan.ij. torto i flagelli, fiotto i tormenti. Ignem meexaminaSìi. Ilvafodi Matth.12- acqua,che cola è altro, fe non il pretiofo l'angue fuot> Lanceala-tus eius aperuit, & exiuit fanguis, & aqua . Mifera Sinagoga, odinata, che hoggi dimanda a Chrido . Volumus a tefignum videre. Ecco il fegno,ecco il fegno. Helia non fiale al monte lenza di Chrido , fen-za di quello pane,- e Chrido è quel pane ; quel pane è Chrido. Che maggior fegno vuoi.Volurnusfignum ridere. Ecco i fegni Mosè,& Helia,che fono dati quaranta di,e quaranta notti fenza alcun cibo fui monte.Eccoil nodro Chrido,di cui furono figure e tipo,fui monte digiunò anch’egli quaranta dì equaranta notti, fenza hauer fame Heliaèpafciuto da vn Angelo,Chrido dafehiere d’Angelbfr Matth.4. ecceacceffirunt Angeli,® administrabant ei. Volumus ftgnum videre, Ecco il fegno»