226 T-)d Msrcordt,giorno vuj. dì Quarefima, egli era il vero Meffia rifpofe. Ite renuntiati ?oanni,qua vidifìis}c£ciuidl!t, A claudi ambulant,& leprofr mundantur. E per quelli legni credete l'offici é-temente hauer fodisfatto alla petition loro,non con parole,ma co le opere appartenenti al vero Meffia,- perche fapeua, che quelli erano i miracoli,che doueua fare il Meffia,e non legni celefti,dicendo Hier. IO. Ja fcrinura. A fìgnìs cali nolite metuere. Stoltamentedunquedimanda nQ jtfagiRer volumus àtefignumuidere. O quanta infermità di mente , quanta debolezza d’intelletto,quanta fciocchezza è,Roma il di mandar miracoli, quando la verità è conofciuta, il delìderar prodigi),quando la ragion lì vedechiara.I fegni lì veggono con gli oc chi foli, la verità rifplende all intelletto ; i fegni veduti paffano, la verità riluce fempre,- coi fegni lì poffono illudere i fenlì noilri,la B i.Tluff.i. ragion vera non inganna mai. Quanti fegni bugiardi faràAnti-chrifto, Dotti? di cui dice San Paolo . Reuelabitur illeiniquus , cuius ad-uentus eri fecundum operationem Sathang, in omni uirtute, fignis, <& prodigi^, mendacibus, & in omni fedufiione iniquitatis bis qui pereunt; di cui dice Chri Matth.13. fio, Surgent pfeudocbrifti, & pfeudoprophetg, & dabunt figna magna, & prodigia in populo , ita ut in errorem inducantur, fi fieri potefì, etiam eletti. Hier. 23. Quanti nefecero i pfeudoprofeti, delli quali dice Gieremia. Sedu-Matth7. xerunt propulum meum in miraculis ? Quanti quei pfeudoapo- lìoli, chediceuano . In non ine tuo prophetavimus, damonia decimus ,vir-Exod.7. tutes fecimus ? Quanti i Magi di Faraone, che hebbero ardimento di relìRer a Mosè nelleprodigiofe operation loro, conle incanta- C tion Magiche è Vocauit Pharao fapientes, & maleficos,& fecerunt etiam ipft per ine antationes Aegyptiaticas figna quaedam , fieni Adoyfes . Quanti ne fece Simon Mago, che volaua per aria, parcua che ftelfe nel fuoco il-lefo, faceuacaminar le lìatue, cantar i cani per arte maga? sì che pergran marauigliaimpazziuano quafi le genti, chelo vedeuanoj Aft-8. & lo dimandauano il Dio grande, fe a San Luca crediamo. Vir quidam Simon Magus fediteebat duitatem Samaria, quem aufiultabant omnes à minimo vfquead fummum , dicentes, bite ett virtus Dei , qup vocatur ma--gna , eoquod multo tempore magicis fuis fignis dementaflet eos. O ftoln ad un que iFarifei e Scribi, si curiolì, che non ballandogli la chiara. & cuidente verità dell’Euangclio,in quello giorno delìderano vedere Chriffia-i Giofue, il Cielo il come ottenne Mosè, ò con Paria fcrena venifficro fubito tuoni,folgori,piog gie,c grandini,come fece far Samuele Quelli erano i fegni,che deli derauano i Giudei.O (lolti,& mille volte llolti.E' fegnodipoca fe j.Cor.14. de,credete a me , il cercare miracoli .Signa non funtdata fidelibus, fed Aftjg. infidelibus, dice San Paolo , però fon propri/a quella gente incredula del Giudaifmo, a cui anco per ciò fu dato per Apolìolo San Pictroa ìoT io. E.fa.38. 3- Reg.18. K.fa.16. I.Rcg.7. qualche prodigio Urano.Che mi taccio penlì bramando, no?Vno di quelli òche il Sol lì’fermaffe^ cornea tempi d ò che tornalle indietro, come per Ezechia, ò feendeffe di fuoco, come fece alla parola di Hclia ò pioueffic manna,