IL PRIMO SALMO*; 703 lìgano la confcienza; Pero nonfonofemplicemente mali, ma purepriuationi d’alcuni beni. Ter cagione di queflo gran male della colpa, quelli empio, &federato tS^anafes, pregogià Dio, mentre) chef trouò prigione in Babilonia ; pero a terra prostrato, leuò gli occhi al fido, & con molto dolore grido ad alta voce: Peccaui domine; Etpermoflrare ». Parai. J’anguflia delfio cuore, replicò dicendo ; Peccaui, & 3^* iniquitatem meam ego cognofco, peto rogans te domine remitte mihi, remitte mihi, ne iimul perdas me cum iniquitatibus meis, neque in $ter num referues mala mihi : E Dio, che non f pafce di yendette, nè f nodrifee difangue, lo confolo, liberandolo dalla carcere ofura, oue era ritenuto. Se vn' Huomo federato, fu da Dio efaudito, per la immenftà della fua mife ricor dia : Hora non dee 0-gni peccatore inanimirf, vedendof nella carcere 1 infernale incarcerato, per quelle feeleraggini, che già offefero Dio, Qd lui dannarono, ricorrere al fuo Signore, raccomandarfegli, ^pregarlo di cuore, che liberare lo voglia dal mifero flato fuo, & dirgli: Deh Signor mio, conofco, che io peccai ,(f che iniquamente JfreZ.zai quella gran eSkf.affla, che merita ogni honore; Onde ne jento tutto quel dolore, che fentire debbo di tan to mio danno: E perche io so, chefèi benegno, Qg per natura placabile; anzi pronto al perdono, Qdapparec- ‘1 chiato