SaL 7. « DISCORSO SOPRA gratitudine deportali, contenta/!di non correre a fret~ tjQfie didar.fiubito il meritato cafiigo, Ma di affettare chi offende fifin che fi riconosca, & che procuri con l'emenda de Ila vitafiuaffarfi nouellamente di lui degno ; Lento enim gradu .Diurna procedit ira. È véro 9 che Dio caliga, -fg) come giufio àluogo > & tempofi ferue dell'arco della fuagiufiitia 3 Ada certo non l'adopera già mai, che primalamifiericordiofia fiua patienda non l'habbia àpoco, àpoco tefio. Tenditarcum^ & parar dille il Profeta . "/Prima ló tira con la defirà della fiua partenza : Mà quando pur vede il peccatore proteruo, fi rifiolue, e lo ficarica con la finifira della fiati giu flirta, il quale mortalmente fierifice, chi fi lifia ber-faglio con la fiua malavita . ^e filo e per natura clemente , e talefi moftra à chi fifa degno del fuo amore ; Ma con chi 1* offende fifdy edere ancora vago di pace, & pronto à ogni fuo bene, pur che ritornià lui, chefè ne mofiri defiderofoy pff che non ricufi que'mezjy che le porge j perche fi leui dallo fiato mortale del peccato, che camini la via, che a lui lo riconduce. Che quello fila non è di noi, che fàper non lo poffia, pur che confide-ri gli effetti da Dio mostrati àgli huomini mentre , che ^con- varie maniere le porto parti colar fialute.Quantofiu l'amor e y che egli cinto con quefiefaficie humane^mofiro *àlla Giudea mentre > che ella rabbiofa procurauagli morte ? Quante volte la chiamo à se ? con quanti me zi . 3 cerco