DEL PRQFET A. 7J? <£l/à perche io so, che poco importa , che manco gioua ilprencìpiare l’imprefà, quando non ha ilfuofine, E che il dolerfi, per vn certo tempo,non bafia, nè meno affaticar/} tre,quattro volte, ò diece $ <£Mà, che bifipna perfeuerare piangendo, ftfi affaticar fi fempre fino, che dalla tua manofériceue quella immarcefctbi-le corona, che inoftra, & imperla il capo di chi piangendo, fino alla fine perfeuera, Io, che ciò conofio ,per farmi tutto perfetto, & per corfeguirne il fine, il quale è la tuagloria,farò ritorno al pianto, ritrouero le lagrime, & quando affaticato, laffo,ripofarmi donerei nel letto, per mio ripofi procurarmi ilfonno, non chiuderò quefii occhi, ma fuegliato, & attento mi porrò à contemplare le fuperne grandezze del Cielo ; le mi-ferie infinite dell'inferno ; Ifieco le mie colpe, che fono l’vnica cagione, che io fuipriuo di quelle, & che quelle acquietai mifir amente ; ^Nelchedi nuouo intenerì-tomifi il cuore, piangerò amaramente la perdita, llac-quifio, & rocca filone. E da quefii dolenti occhi miei, non ver fero due lagrime, ò per affetto humano, òper tenerezza di cuore, ò per troppo humidità di capo ; ma in abondanza, fff) in tanta copia, che nonfilo irrigheranno, @fi quefieguan eie, & tipetto, ma bagneranno il letto, in eh*io mipon go -, "Nè filo pianger, ò nelle otiofi piume accomodato, mentre, che ripe fare donerei ; ma di colà leuatomi me 13 E b ne an-