S« DISCORSO SOPRA tir e a i dolci inulti Juoì, egli parlerà bene àgli empì in quell’ estremo, sì, mà quefio lofarà con forare, pfi [degno ; Deh afcoltate vi prego, che grido bombile , che [rido fiauentofifarà rifonare alle orecchie degli em-S, Mach, pi peccatori; Difcedite a me maledirti, &c- -ddho-ra parlerà àquefii tali non con dolcezza , mà con foror e ; non per confidargli, mà per attrifiargli ; Et pero Salm. i. d/ce/Z^Zwo^Tucloqueturadeos inira fila, & in furore fuo conturbabit eos; [hrifio nel mofirare quegli effetti foriofi, nonfilo fifiuoprirà àgli occhi de peccatori horribile >mà danno fi affatto ; Quel grande fiecchio di penitenza Giobbe confiderò quel giorno, ff) fico il Giudice adirato, & fatto nella vifiafiua fi>a-Ciob.p. uontofigridò ; Quismihi hoc tribuat, vt in inferno protegas me, Sz abfcondasme, donec tran-fèat furor tuus[zAime ) quanto [arà il forore ( dice quefio fint’huomo ) del Giudice nelgiorno del Giudico; Et quantofarà quello ffauento, che egli genererà in me ,Signor mio, chi mi faràgiamai degno di tanto fauore, che nell"inferno mio (C7* quefio è il miopeccaci' to') l’ombra tua mi nafionda finoà tanto, chepafi quel granforore dello [degno tuo ? Cbrillo apparirà tutto adirato, eforiofi à quegli oc chi, che nonyidérogiamaiper mancamento lorolafiua mifiricordia;£t eglino nellofiuoprire, chefarano quel [io fiorore, come dijfirati d‘ ogni [alme grideranno j • • s. w Mon-