134 DISCORSO SOPRA condonerà la impenitenza di quella > perche la Luce confumar fuole la Tenebr,a ,ìa Virtù il Vitio >■ la ‘Bontà , la Malitia: Et rendendo quello gran fi-gliuoldi Dio, gy' giudice del mondo ; La ragione di quel Giuditio , che nell'ultimo Giorno, egli dee far e del peccatore, fg) che per comparatione di yita, deefa-Mat, iì. refiNiniue della Giudea, dice, Quoniam in prandi-catione Ion?, egerunt penitentiam -, Et ecce piu£ quam Ionas hic. Quefio, è wnauuifo degno di ricor do*, e di perpetua memoria, pero dee ognuno nellifvdir fhrifto, fenonconyiuayoce, colmerò de fuoi feriti, che chiama à penitenza,afcoltarlo,etybidirlo; Perche non fura manco il nofiro tormento, di quello della Giu* dea-, zAnfimaggiore; Poiché, non batteremofcufa, ef fendo da lui inuitati, @d immediatamente chiamati • Vri olir ayolta;Quefiofteffo giudice,parlando del layera carità, et di quelle opere dannofè, " che non fanno alcunfrutto, riaccertarliquefiogran Giuditio, & SanGio. dice. Q^i bona egerunt, in relùrretìionem iu-ditij; Quiveró mala, in ignem anternum. 8t que-fofcrotinio, non è dubio, che fi deefare nel Giuditio yniuerfale, nel quale fi darà à chi fi fia l'appago conveniente alle propriefatiche; zA i buoni layita eterna, a i cattivi t eterno fuoco. Et mentre, che egli ragiono con Sfarla forella di Labaro, nonglimofaò l’vnìuerfal Giuditio}quando, che