* 6ìR ATlONfe 1 ne anderò alpolito Oratorio, CjT4 per placare tira tua y mi darò all* Oratione > E per che ella fia di té degna y non folo orando ti pregherò con la dolente voce di quefia bocca mia, ma l'accompagnerò con il deuoto affetto del mio cuore. E perche fi ne voli più prefio coftasù al Cielo, oue te ne filai, nonfolo taccompagnerò5 congli accefi fio fi-ri del cuor mio , ma con le calde lagrime di quelle mie luci, le quali copiofamentefuora verfate, fenderanno a terra, c> come riuoli, che da fonti abondantifcatori-fihino, irrigheranno quelpauimentoy oue profirato, chinoy in fógno della humiliatione del cuore, alla Duri* na tua clemenza, di tanti miei falli chiederò il perdo* no, ( olirne ) Quando mi pongo a contemplare la ma* la vita mia paffuta, q) che con la mìa mente la pongo dinanzi al Tribunale della tua Cfiufiitia, e che la^eg-go poi giudicare l'Kniuerfi, ft) dare a ogrìvno la mer cede allefatiche vguale> c^dlihora tutto mi perdo, poiché io mi auueggo, che come giu fio giudice, con ira,^) con furore, rinfaccerai la mala vita mia, fi) mi ri* prenderai di que'gran falli, che in onta tua, ff inpre-giuditio dell'Anima mia, empiamente commifì . Quando, che rocchio di quefia mente mia, fi sbrigò da ogni altro affare, fi) a contemplare fipofqael gran furor e, che allhora mostrerai contra di chi t offe* fi , né gì amai fi ne dolfi, per loJfauento grande, teff tutto