DIS C O R S òl S 0 Pft W Cafà m la "Paterna, &facciane ognifiragge : 7"al che fi mofiri efempio al mal fattore di non vivere protervo, ma di cangiare co fiumi, e difar fi megliorex E quella e tuttala deprecatione^ che per debito Chrifiiano doniamofare à Dio. E perche, non filo doniamo deprecare, ma orare Sah d. come fece il Profeta, il quale diffe ; Exaudiuit, depre rationem meam, dominus orationem meam fu-fcepit : E queftoy perche ‘Dio non filo da noi rimuova il male, ma che ne doni il bene } 'Pera vediamo quali fiano quei beni\ che nella no lira oratione doniamo cercare da Dìo, poiché ella è vnadimanda, che l’tìuomo le fa per riceverne il bene. ^Prima deviamoorare, & orando chiedergratia> che la Divina Volontà, fiempre in noi, da noifia a- dempita-, S quella è laparticolare oratione, cheCbri-fio, Salvatore, Qd Pudentor no firo, ne infigna, quan-Wi & do, che nefà dire aVPadre : Fiat voi ùntas tua ficut inc^Iox & in terra; Et in quella nofira breufilma oratione fogliamo dire quefio al Signore: Poiché la tua Divina^olontà, e in se giufiifima, fùfi che ella come tale, appieno è fidisfatta in Cielo ddlBeati , Donaci grada, che qui in terra dagli/Puomini viatori) da dalla Chiefa tua militante adempitafia, E dima-niera, che^no filo non fi trovi, che le fia difirepante Et quefia, breve oratione ne infigna, che. nondouiamo>