Il Gruppo Olivetti, nel 1982, ha realizzato un fatturato consolidato di 3.341,4 miliardi di lire, con un aumento del 15,7% rispetto al 1981, ed un utile consolidato di 102,8 miliardi di lire, in confronto ai 95,6 miliardi dell’esercizio 1981. La Società Capogruppo Ing. C. Olivetti & C., S.p.A. ha conseguito un utile di 94,1 miliardi, che consente la distribuzione di un dividendo di 200 lire alle azioni ordinarie ed alle azioni privilegiate a godimento pieno, di 220 lire alle azioni di risparmio convertibili e di 110 lire alle azioni di risparmio non convertibili godimento 1° luglio 1982, nonché un accantonamento alle riserve di 28,6 miliardi di lire. Questi positivi risultati sono stati ottenuti in un contesto economico internazionale nel quale sono andate ulteriormente deluse le attese per una ripresa dello sviluppo economico nei paesi industrializzati. La lunga stagnazione iniziata nel 1980 si è trasformata in una vera recessione. Appare sempre più evidente che la crisi non è un fatto congiunturale né identificabile in una o più economie nazionali, ma è una crisi di struttura che coinvolge tutti i settori dell’economia mondiale e che richiede per il suo superamento un profondo sforzo innovativo dei sistemi industriali. Nel 1982 anche il settore dell’informatica ha risentito in generale della crisi economica mondiale, anche se alcuni comparti hanno visto esplodere il mercato qualificandosi come principali fattori per uno sviluppo su basi nuove. Il 1982 si caratterizza quindi come un anno critico per l’economia mondiale, ma significativo per fatti innovativi emersi nel mercato dell’informatica. La Olivetti - come è stato più volte sottolineato - è pienamente coinvolta in questi fenomeni, sia perché opera nel settore più dinamico dell’informatica sia per la sua esposizione internazionale derivante da un fatturato che, in termini consolidati, per due terzi è realizzato all’estero. Nei paesi industrializzati dell’OCSE nel 1982 si è avuta una variazione negativa del prodotto interno lordo prossima al -0,5%: era accaduto solamente un’altra volta negli ultimi trent’anni. In generale l’andamento dell’economia in Europa è risultato più preoccupante che negli Stati Uniti ed in Giappone, non tanto per i risultati del 1982, quanto per la mancanza di prospettive di ripresa a breve termine. La recessione dei paesi industrializzati e la crisi del sistema monetario internazionale hanno avuto pesanti ripercussioni anche nei paesi in via di sviluppo e nei paesi dell’Est europeo. La crisi finanziaria di molti paesi ed in particolare di quelli latino-americani, di tradizionale importante presenza Olivetti, ha raggiunto una intensità senza precedenti: è emblematico il caso del Messico, che dopo cinque anni di espansione ad un tasso dell’8% annuo, è bruscamente passato ad una fase drammatica di recessione. Nel 1982 il Messico, come il Brasile e come altri paesi con intollerabili situazioni debitorie, ha dovuto drasticamente limitare le proprie importazioni contribuendo anche per questa via a diffondere nell’economia mondiale i germi della recessione. In effetti nel 1982 il commercio internazionale ha registrato un regresso del 2% in volume, ritornando sui livelli del 1979; in particolare, le esportazioni dei paesi industrializzati sono diminuite del 5%. Le possibilità di una ripresa internazionale generalizzata nel corso del 1983 sembrano molto limitate. Ciò è ancor più vero per la domanda di beni di investimento, che solitamente nelle 13