— 16 — pubblici. Comunque, al soggetto viene richiesto un tributo Ti = tYiy eguale alla somma che sarebbe disposto a spendere per quella certa quantità di servizi pubblici. Egli, quindi, è nell'equilibrio che massimizza la sua utilità (sulla sua curva di domanda « virtuale »). Poiché si deve supporre che ciò valga per tutti i cittadini, l’ottimo individuale implica l’ottimo paretiano, in assenza di comportamenti strategici (se le parti sono price-taker). Pertanto, l’affermazione di Bellanca che si tratta di un equilibrio di Nash non-paretiano è fondata solo se si può dimostrare che le parti abbiano un comportamento strategico. Ma, a tal proposito, Bellanca si limita all’affermazione: « se Tizio domanda x, l’erario gli impone un’aliquota d’imposta y, e se l’onere tributario è y, Tizio domanda x ». La qual cosa non implica o dimostra o assume alcunché di strategico. Essa esprime semplicemente la caratteristica di un equilibrio ed ha lo stesso valore dell’affermazione: « in equilibrio concorrenziale, se si domanda x, il prezzo si fissa a y\ se si determina il prezzo y, si domanda la quantità x ». L’espressione di Bellanca, « Tizio domanda », non può (nel contesto devitiano) essere letta come mossa strategica. La quantità x è domandata da Tizio in quanto il suo reddito ha quel certo valore, ed egli sa di dover contribuire in relazione al suo reddito (consumo di servizi pubblici) mediante la fissazione di un’aliquota adeguata. L’interpretazione che Bellanca dà della teoria finanziaria di De Viti De Marco è nel complesso molto originale. Egli scopre un De Viti De Marco completamente diverso dalla interpretazione esistente nella letteratura finanziaria rilevante. Sfortunatamente, tale originalità stravolge gli usati concetti, sostituendoli con ragionamenti poco significativi, o con divagazioni comunque non conclusive. Passando ai capitoli successivi del volume di Bellanca, si può osservare che, col quarto capitolo, volto ad una lettura unitaria dei contributi più personali di Pantaleoni all’economia politica, si apre la parte forse migliore del volume, composta da quattro saggi già in precedenza pubblicati, che si distinguono per una migliore focaliz-zazione dei problemi e per una maggiore chiarezza espositiva. La principale critica che ci sembra di poter muovere ai contenuti del quarto capitolo, riguarda una certa superficialità nel commento alla replica di Coletti a Conigliani, che aveva criticato il saggio di Bertolini e Pantaleoni, Cenni sul concetto di massimi edonistici individuali e collettivi. Scrive Bellanca: « Sospetto che la risposta di Coletti, veramente assai fine su taluni punti, non sia del