— 26 — stile, poggia tutto sulla definizione di costrutti (o manufatti) sostanzialmente verbali, che servono da spunto per successive elaborazioni: alcuni sono logicamente coerenti, altri sembrano tra loro contraddittori. Un costrutto prioritario è quello di « scuola italiana », di cui egli ricostruisce l’ascesa, il declino e la caduta. Ma il declino (il sillogisma Borgatta) appare in contraddizione con la caduta (il dibattito Einaudi-Fasiani-Cosciani). Lo spunto iniziale, del resto, è già viziato dalla pretensiosità metodologica del Bellanca: e cioè da una definizione di « scuola italiana » tutta sua. In effetti, si parla in genere di « tradizione italiana », in quanto nessuno può pensare di mettere semplicisticamente insieme — se non per angolazioni e scopi particolari — tanti autori complessivamente assai distanti per metodologia e tipologia di argomentazioni. Quello che è vero è che in Italia — già a partire dal Cossa, quanto meno (29) — gli economisti si sono interessati — consapevoli di farlo — alle problematiche della spiegazione dell’intervento pubblico nell’economia (o fenomeno finanziario), avvertendo che tale fenomeno (spese, ma soprattutto entrate pubbliche) non può che essere spiegato ricorrendo, in misura variabile, sia a principi economici, sia a principi politici: a ciò che Bellanca chiama « duplice natura » o « duplice carattere ». L’impostazione data da Bellanca al suo lavoro, solleva anche questioni più specifiche, e non di minor rilievo. Pur restando nell’angolo visuale molto particolare di Bellanca, difficilmente si spiega la scarsa considerazione che viene data a studiosi come Murray (che in numerosi scritti sostiene il duplice carattere politico ed economico del fenomeno finanziario) e Montemartini (che cerca di costruire una teoria della finanza pubblica considerando lo Stato alla stregua un'impresa industriale, il cui scopo consiste in una distribuzione coattiva sulla collettività dei costi dei servizi). E si nota poi un’esclusione sorprendente, quella di Griziotti e della sua scuola (30). Il dibattito tra Griziotti, Einaudi e i loro allievi, sui metodi e sui contenuti della scienza delle finanze è indissolubilmente legato alla storia della tradizione italiana della disciplina. Come è noto, punto di riferimento della concezione di Griziotti è la complementarietà funzionale delle discipline finanziarie. La scienza delle fi- (¿9) Cfr. Ricca-Salerno G., Oggetto e compito della scienza delle finanze, cit., p. 260. (30) L’opera di Griziotti viene ricordata solo poche volte, e per lo più in modo incidentale.