— 18 — se-prezzo (con cui lo Stato paga il corrispettivo di una prestazione) e spese-sussidio (assunte come mero onere) » (p. 212). Si tratta di una affermazione quanto meno ambigua. « Introduce » è termine vago. Nel caso concreto, un lettore poco esperto di storia del pensiero finanziario potrebbe essere indotto a ritenere che la distinzione sia dovuta a Cosciani. Il che, ovviamente, non è (11). Il sesto capitolo ha come titolo: « Sul declino della scuola italiana di finanza pubblica », e come sottotitolo: « Gino Borgatta tra economia e sociologia ». Bellanca dichiara di restare « assai lontano dalla pretesa di ricostruire ravvicinatamente l’intero profilo scientifico di Borgatta » (p. 216) (12). La sua analisi riguarda essenzialmente il confronto con Pareto sui fondamenti della scienza economica, il contributo alla sociologia finanziaria, il tentativo di dinamizzare l’analisi economico-finanziaria, la finanza dei periodi di emergenza. (11) Il lettore potrebbe essere indotto in errore anche per la circostanza che Bellanca fa riferimento a: Cosciani C., Scienza delle finanze, Vili ed., Utet, Torino, 1977, cap. VII. Se Bellanca, invece, avesse fatto riferimento alla prima edizione dell’opera (Cosciani C., Principii di scienza delle finanze, Utet, Torino, 1953, pp. 569-570), il lettore avrebbe potuto constatare che Cosciani, a proposito della duplice distinzione, cita: Pigou A.C., A Study in Public Finance, Macmillan, London, 1949, pp. 19-23; Robinson M.E., Public Finance, Nisbet, London, 1937, pp. 4-13; Dalton H., Principles of Public Finance, Routledge, London, 1949, pp. 205-208. (12) Per chi voglia accostarsi più compiutamente all’opera di Borgatta, il punto di riferimento rimane l’ampio e magistrale saggio di Scotto A., L’opera scientifica di Gino Borgatta, in Giornale degli economisti e annali di economia, anno IX (N.S.), fase. 9-10, settembre-ottobre 1950, pp. 441-509. Bellanca mostra di non avere un’opinione del tutto positiva di alcuni contenuti di questo saggio. Infatti, egli scrive; « Posto che Borgatta iniziò l’elaborazione del tema del rapporto finanza-sociologia nel suo decennio giovanile, e che mai ebbe a smentirne le tesi, perché non sentì l’esigenza di riprendere e intensificare quella direzione d’indagine? Scotto risponde candidamente che ciò non accadde perché il nostro autore fu attratto da altri interessi (che è come dire che un vestito è bagnato perché non è asciutto) » (p. 232, nota 57). Bellanca non cita, a questo proposito, un punto specifico del saggio di Scotto, ma sembra riferirsi ad un passo che. a nostro avviso, è invece molto ben argomentato. Scrive Scotto: « la mancanza di specifici contributi teorici recenti di B.forgatta] non è che un riflesso dell’evidente spostamento, intervenuto verso il 1920 (e già rilevato nel § 1), del suo centro d’interesse, che prima era prevalentemente costituito da questioni molto astratte e generali, o di metodologia generale, e dopo fu prevalentemente costituito da questioni più ricche di elementi concreti, più specifiche, o di metodologia speciale » (Scotto A., L’opera scientifica di Gino Borgatta, cit., p. 460). Questo giudizio viene così rafforzato nella parte finale del saggio: « il nostro esame ci ha consentito di riconoscere in Gino Borgatta soprattutto il promotore di un nuovo, veramente scientifico indirizzo nella teoria della finanza pubblica, uno dei principali artefici del progresso della teoria degli effetti dei tributi e l’autore di un tentativo di sistemazione della finanza bellica che, per ampiezza e profondità, non ha precedenti » (Ibid., pp. 503-504).