616 3. L’Irpef. L’imposta di cui si tratta qui di seguito si chiama formalmente ancora Ir-pef, ma è sostanzialmente una imposta « nuova ». La vecchia Irpef non è una imposta giusta, non solo perché è concentrata sul reddito ma anche, e soprattutto, perché è accertata solo in base al reddito: esclusi gli elementi (ridicoli) che si devono elencare nel modello 740 (il c.d. « redditometro »), l’accertamento dell’Irpef non viene fatto, e non può essere fatto, con riferimento agli elementi patrimoniali. Reddito e patrimonio sono, invece, le due facce della stessa medaglia e perciò è essenziale vedere (anche) il patrimonio, per tassare il reddito. In specie, i redditi « sfuggenti », perché prodotti in forma autonoma, non sono seriamente controllabili se è impossibile farne un riscontro patrimoniale. Finora non è stato possibile farlo: l’ufficio delle imposte che vuole iniziare una verifica su di una attività, non può infatti « vedere » i relativi movimenti finanziari. Per farlo deve attivare una vischiosa procedura, che tra l’altro prevede l’invio per posta di una richiesta di informativa a tutte le banche d’Italia. Ciò rende di fatto impraticabile la procedura, garantendo nella realtà la persistenza del segreto bancario. La giusta imposta si basa sempre sul reddito, ma utilizza il riscontro del patrimonio per controllare se il reddito dichiarato è davvero quello prodotto. Il superamento del segreto bancario, oltre al superamento di contabilità fasulle, previste apposta per legalizzare l’evasione, ed al superamento di un sistema penale di « manette per tutti », anche per chi ha commesso irregolarità formali, che intasa il sistema garantendo l’impunità agli evasori veri, consente di fare, della nuova Irpef, appunto una giusta imposta. Giusta non solo perché il rapporto fiscale viene messo su di un binario di certezza (studi di settore, concordato, giustizia veloce) e perché le aliquote sono rimodulate (togliendo agli evasori l’alibi delle aliquote « proibitive »), ma anche perché l’evasione è contrastata per davvero e non per finta. Il recupero di materia imponibile che deriva dal nuovo equilibrio dell’imposta (e dalla riscrittura dei testi di legge, che fanno cadere molta zavorra costituita da regimi di favore vari) consente di costruire nuove « curve Irpef ». Il confronto non va infatti svolto con là vecchia Irpef (con le sue basi abbattute dall’erosione e dall’evasione). Si devono prospettare le nuove « curve Irpef » in un contesto radicalmente diverso. Prudenzialmente, le stime che seguono sono tuttavia condotte prevedendo un recupero contenuto di materia imponibile. Ciò dipende comunque da prudenza contabile, e non da tolleranza dell’evasione. Su queste basi si può iniziare l’esposizione della logica che la riforma tributaria qui proposta segue riguardo all’Irpef. La contropartita dei cambiamenti previsti sul fronte della tassazione dell’energia e dei consumi è costituita da importanti sgravi e semplificazioni che si manifestano — principalmente — in una riforma complessiva dell’Irpef. Riforma che è da un lato ordinata ad eliminare le distorsioni strutturali dell'imposta; dall’altro lato, a renderla coerente con i principi generali di questo progetto: semplicità-, riduzione de\V enfasi finora posta sulle imposte dirette; trasparenza, conseguente alla concessione di deduzioni dirette alla base dell'imponibile, che rendono chiara la misura degli abbattimenti di cui si gode e