- 614 richiedono l’introduzione di forme più diffuse e decentrate di tutela dell’ambiente, basate su strumenti economici anziché su controlli amministrativi, da introdursi a livello locale su iniziativa e responsabilità dei Comuni e delle Regioni. Per loro natura, tributi e canoni ambientali differenziati sul territorio sono previsti da questa riforma e si inquadrano nella logica federale, oggetto delle tendenze dal centro alla periferia, pure coerenti con questa riforma (cfr. parte II, capitolo I). 2. La tassazione dei consumi. A fianco delle ipotesi di modifica deH’imposizione sull’energia, lo spostamento delle imposte dalle persone alle cose si basa su di un riordino dell’Iva. Anche in questo caso gli obiettivi sono molteplici: armonizzazione con l’Unione europea delle aliquote e del livello di prelievo; semplificazione della struttura delle aliquote; riduzione del flusso di rimborsi. Nei termini che seguono. L’Iva dà oggi un gettito medio attorno ai 90 mila miliardi, pari a circa 5,5 punti del Pii contro una media europea del 7,2%, secondo gli ultimi dati disponibili. Essa è basata su quattro aliquote: — il 4%, che include alcuni beni alimentari (pane, pasta, latte, ortaggi, ecc.) e altri prodotti di base (giornali, libri per scuola, case non di lusso, ecc.); — il 9%, che colpisce una varietà di prodotti, tra cui spiccano quelli energetici (elettricità e gas), alberghi e pubblici servizi, carni bianche, servizi sanitari, bollette telefoniche; — il 13%, che colpisce calzature, tessili, vini, materie prime e semilavorati per l’edilizia, ecc.; — il 19% che è l’aliquota cosiddetta « ordinaria », dove confluiscono tutti i prodotti non considerati nelle altre tre aliquote. Questa struttura delle aliquote presenta alcuni inconvenienti. Innanzitutto si scosta da quella prevista a regime dall’Unione europea, che stabilisce una aliquota ordinaria non inferiore al 15% (senza limite massimo) ed una, o al massimo due, aliquote ridotte, comprese tra il 5% e il 15%. In secondo luogo la stessa struttura genera flussi consistenti di rimborsi dovuti al cosiddetto « effetto scaletta », prodotto da una grossa diversità tra aliquote dei prodotti venduti alle famiglie (che in genere sono compresi nelle aliquote ridotte) ed aliquote dei prodotti intermedi acquistati dalle imprese a monte (in genere compresi nella aliquota normale del 19%). Infine, essa alimenta evasioni, sperequazioni e confusioni, data la presenza di prodotti dello stesso genere assoggettati ad aliquote diverse, con effetti paradossali (ad esempio la frutta paga il 4%, ma le bucce e i noccioli pagano il 9%; oppure, un pasto al ristorante paga il 9% e un pasto alla mensa di una casa di riposo paga il 19%), con la possibilità di alterare le cifre relative alle vendite, accentrandole sui generi ad aliquote più basse. Date queste caratteristiche, la riforma prevede alcune ipotesi che mirano a correggere queste distorsioni, realizzando un graduale aumento del gettito rispetto al Pii, e una sostanziale razionalizzazione delle aliquote. La manovra sull’Iva è coordinata con la manovra sul Tributo generale sull’energia esaminato in precedenza. L’incremento del gettito, intorno a 5 mila miliardi, è destinato ancora una volta a riduzioni dell’Irpef. Le ipotesi di riforma si articolano come segue.