8 Già a partire dal 1998 si registra una riduzione della dipendenza degli enti locali da fonti di finanziamento esterne. I trasferimenti statali si riducono, passando dai 48.297 miliardi del 1991 a 35.497 miliardi nel 1993 (1), con una flessione più marcata per i trasferimenti in c/capitale (- 25%, rispetto ad una riduzione del 17% dei trasferimenti correnti); nel contempo aumentano le entrate proprie, sia quelle tariffarie (+ 21,5%) sia, soprattutto, quelle tributarie (+ 63,3%): un fenomeno che riguarda sia i Comuni che le Provincie, anche se appare sicuramente più mareato-per i primi (2). Per quanto concerne in particolare i trasferimenti erariali, a partire dal 1993 si è attivato un nuovo assetto generale dei fondi per gli enti locali, che ha trovato applicazione nel 1994. In particolare, per il fondo principale, ossia il Fondo ordinario (3.671 miliardi alle Provincie e 13.494 ai Comuni) (3), è stato delineato un processo di transizione che nell’arco di sedici anni dovrebbe portare a distribuire l’80% del Fondo stesso non più in base al criterio della spesa storica, bensì a quello di parametri-obiettivi, basati sulla popolazione, le caratteristiche territoriali e le condizioni socio-economiche di ciascun ente. Al Fondo Ordinario si affiancano comunque altri fondi, ossia il Fondo consolidato (419 miliardi alle Provincie e 3.626 ai Comuni), il Fondo perequativo degli squilibri della fiscalità locale (130 miliardi alle Provincie e 742 ai Comuni), il Fondo nazionale ordinario per gli investimenti (11.751 miliardi) e il Fondo speciale per gli investimenti (50 miliardi). In questo nuovo contesto non si tratta più di operare rivoluzioni profonde, poiché appaiono sostanzialmente condivisibili le scelte strategiche di allargare l’autonomia finanziaria e di collegare almeno una quota dei trasferimenti erariali ad indicatori « oggettivi » del fabbisogno di beni e servizi collettivi delle comunità locali. Ma i problemi rimangono comunque rilevanti e si possono così sintetizzare: • quanto e come aumentare la sfera dell’autonomia impositiva, considerando che il maggior gettito auspicato per i tributi locali deve accompagnarsi ad una maggiore autonomia decisionale per quanto riguarda l’identificazione dei soggetti passivi e dell’imponibile, oltre che la determinazione delle aliquote? (1) Dati di cassa, al netto delle erogazioni della Cassa Depositi e Prestiti. Si riducono, peraltro, anche le erogazioni della Cassa Depositi e Prestiti, che passano da 6.003 a 4.360 miliardi. (2) Per maggiori dettagli si veda Rebua (1995). (3) Dati 1993 (Rkbba, 1995).