dell'azione collettiva della sinistra. Ci pareva allora (e non abbiamo tnotivi per ricrederci) che nella società e nella politica italiana e torinese, e nel seno stesso de! movimento a cui guardavamo, si andassero diffondendo propensioni simoniache o comunque comportamenti da mercato politico eccessivamente cinici e disinvolti - lo "scandalo delle tangenti" era appena alle nostre spalle -, atteggiamenti che le celebrazioni retoriche della modernità non riuscivano a rendere più accattivanti. Era nostra opinione che occorresse ridiscutere a fondo le linee di una filosofìa "repubblicana" a cui ispirare normativamente l'agire politico, la quale fosse condivisibile anche al di fuori dei nostri confini di parte, seppur saldamente ancorata a valori tradizionali e principi costituzionali che reputavano (e reputiamo) irrinunciabili. Va riconosciuto retrospettivamente, rileggendo "Sisifo", che questa ridiscussione non c'è stata, o è stata lacunosa, che, insomma, questa parte del nostro progetto non sì è concretata in una linea di ricerca sistematica e innovativa. Eravamo altresì convinti (e lo siamo tutt'oggi) che la fase della storia italiana inauguratasi con gli anni Ottanta, nel quadro della grande trasformazione già allora in corso sul piano globale, richiedesse un di più di conoscenza effettuale che gli strumenti tradizionali di analisi e di ricerca del movimento operaio e della sinistra non erano in grado di assicurare, e che per questo scopo si potesse utilmente ricorrere ai metodi delle scienze sociali empiriche. Tutto ciò nella persuasione che una buona politica, al netto dei principi ispiratori e delfini generali, richiedesse una approfondita conoscenza della società, delle forze e delle culture in essa operanti, una mappa accurata delle risorse su cui contare e dei vincoli di cui tenere conto, per superarli. Da qui il tentativo di fare di "Sisifo" uno strumento di divulgazione il più possibile rigorosa di quanto le scienze sociali venivano producendo, soprattutto (ma non solo) con riguardo alla società locale e regionale, lo sforzo di approntare un medium di buon livello tra la ricerca accademica e settori del ceto politico-amministrativo e della società torinese colta e politicamente orientata (allora sufficientemente ampi da costituire un significativo bacino di lettura e di discussione). Un progetto, insomma, non meramente accademico, ma neppure posto troppo a ridosso della politica partitica, al quale doveva contribuire - e in realtà contribuì -, oltre ai settori più disponibili dell 'accademia e della ricerca professionale, una parte degli stessi operatori, politici, sindacali, amministrativi a cui la rivista si rivolgeva. Non c 'è bisogno di spendere troppe parole per dire di come quel progetto sia oggi anacronistico e irrealistico. Sono cambiati, anzitutto, i soggetti a cui esso guardava. Al ceto politico diffuso (forse troppo) di quegli anni sono venuti sostituendosi ristretti reticoli professionali- notabiliari, a nuli'altro interessati che ai giochi stucchevoli della politique politicienne e ai rituali della politica-teatro, convinti (e pour cause) che la propria fortuna e credibilità politica non si giochi su progetti di ampio respiro, alimentati da analisi della società proiettate sul lungo periodo, ma su calcoli tattici immediati, su alleanze particolaristiche, su escogitazioni contingenti. L'essenza del politicantismo che ci opprime sta nel suo essere del tutto adottivo rispetto alle tendenze in corso, nello scambiare i vincoli con gli obiettivi, nel!'accorciare fino al limite del tempo reale gli orizzonti temporali, nella volatilità e nella integrale interscambiabilità di opinioni e valori, nella venerazione dì tutto l'effettuale. Se questa diagnosi è giusta anche solo in parte, non è chi non veda come del vecchio "Sisifo " non vi sia più bisogno, almeno nell'immediato. Oggi gli obiettivi sono molto più arretrati o, in ogni caso, sono cambiati. Bisognerà perciò inventarne un altro, all'altezza dei problemi posti dai nuovi scenari. Su quale debbano esserne la formula e gli artefici, la discussione è aperta. DIBATTITO 1 l L'INTERMEDIAZIONE 3 NEL MERCATO C DEL LAVORO C E 1 NUOVI SERVIZI i: PER L'IMPIEGO. .( UNA RICERCA A IN PIEMONTE 3 di Adriana Luciano o 2