tivamente diverse; il lavoro diviene infatti più "concettuale" e "astratto", e la sfera delle responsabilità viene ampliata. Cresce inoltre l'interdipendenza tra i lavoratori, i cui compiti individuali si inseriscono in una ragnatela di sistemi informativi integrati, apparentemente priva di linee di giunzione (Zuboff, 1982; Adler, 1983; Hirschhorn, 1984). In un ambiente di lavoro di questo tipo, la frammentazione delle mansioni tipica dell'approccio tecnocentrico impedisce ai lavoratori di acquisire le conoscenze e la mentalità necessarie per utilizzare in modo efficace le nuove tecnologie. Alcuni osservatori infine sostengono che le trasformazioni in atto nei mercati mondiali, e la ristrutturazione delle economie, hanno reso ancora più obsoleto il tradizionale modello di produttività su cui si basa l'approccio tecnocentrico (Sabel, 1982; Piore e Sabel, 1984) . Il successo sui mercati esteri, nella mutata posizione dell'economia mondiale, non si fonda tanto sulla produzione in serie quanto su una "specializzazione flessibile"; in questo contesto le organizzazioni di lavoro più valide sono quelle che operano uno smantellamento delle rigide strutture gerarchiche, favorendo la nascita di organizzazioni flessibili basate su un'ampia distribuzione delle conoscenze, sulla decentralizzazione del potere decisionale, e su un'accresciuta iniziativa da parte dei lavoratori. In altre parole, sostenere la partecipazione dei lavoratori - sia nell'esecuzione degli attuali compiti, che nell'implementazione di strutture che rispondano ai requisiti imposti dalle nuove tecnologie - può essere fondamentale al fine di 27