tecnocentrico. L'approccio "tecnicista" nell'affrontare il tema del cambiamento tecnologico nel posto di lavoro non può tuttavia considerarsi una reliquia del nostro passato industriale. Un certo numero di studi recenti ha infatti ampiamente dimostrato quanto siano persistenti nell'industria americana gli atteggiamenti manageriali di carattere tecnocentrico, persino alla luce degli evidenti costi in termini di giustizia sociale e di efficienza organizzativa insiti nel modello (Noble, 1984; Shaiken, 1984; Howard, 1985b; Schneider et al., 1985). Tali atteggiamenti non sono tuttavia una caratteristica esclusiva del personale tecnico; i managers, e gli stessi lavoratori, hanno spesso fatto propri molti dei presupposti del modello. Questi presupposti costituiscono una sorta di "buon senso" professionale comune (e non codificato) nell'uso che oggi si fa degli strumenti informatici nell'ambiente di lavoro. La partecipazione come strumento di supporto degli interessi aziendali: il modello strutturale La recente critica manageriale del modello tecnocentrico si fonda su un problema pratico di gestione: quello di eliminare la tendenza (particolarmente evidente nelle prime fasi di utilizzo degli elaboratori nell'ambiente di lavoro) a realizzare ciò che Richard Walton e Wendy Vittori chiamano "guadagni non chiari", e a produrre "costi non previsti". Ora che il fenomeno della 24