in modo preciso le passate limitazioni tecnologiche nel settore informatico. La computerizzazione, in un periodo caratterizzato dalla presenza di elaboratori relativamente complessi da "manovrare" e scarsamente utili se impiegati nella risoluzione di problemi pratici di lavoro, aveva come effetto quello di rafforzare il potere del personale tecnico. I problemi tecnici del come "introdurre il sistema" nell'impresa, e di come farlo funzionare senza intoppi, divennero la principale preoccupazione di molti managers, tra i quali non solo gli ingegneri progettisti ma anche quei dirigenti Che dovevano farne uso. Nel metodo tecnocentrico è implicita la tradizionale visione dell'organizzazione . del lavoro industriale come una sorta di gerarchia militare, caratterizzata cioè da una "topografia" di potere chiaramente delineata e da una struttura decisionale verticistica (top-down). In questa ottica è evidente che l'idea di favorire la partecipazione del lavoratore al cambiamento venga vista come antitetica ad una sana gestione, e quindi da evitare, non certo da incoraggiare. La partecipazione minaccia di rendere "sfocata" la mappa del potere e di minare il controllo manageriale alle fondamenta. Quando si tiene conto delle opinioni dei lavoratori nasce un problema che potremmo definire di "ingegneria umana", vale a dire di come minimizzare l'intervento umano relativamente all'uso dei nuovi sistemi, eliminandone i possibili errori. La letteratura recente sull'argomento è fortemente critica nei confronti del modello 23