Acque della Valle L’amico (Ir. prof. Massimo Ricaldonc è autore di un pregevolissimo e documentato studio sulla INDU­ STRIALIZZAZIONE DELLA VALSESIA. Dobbiamo alla sua cortesia la possibilità di pubblicare queste note e Lo ringraziamo a nome dei nostri Lettori per quanto egli ci vorrà consentire di pubblicare an­ che in seguito. L’abbondanza di acque è una vera ricchezza per la Valsesia, ricchezza non del tutto sfruttata. Lo sviluppo idro­ elettrico è infatti bastevole per i biso­ gni della Valle solamente perchè l’in­ dustria privata pensò a rifornirsi di­ rettamente, di quanto abbisogna, con impianti proprii. Così la Manifattura Rotondi di Varallo, così il « «Iutificio », con la centra­ lina di Scopelle, così la ditta Beltrami, così la Manifattura di Grignasco, il Municipo di Varallo, lo Stabilimento Idro­ terapico (1). La principale azienda idroelettrica della Valsesia è quella sorta sotto il nome di » Società Idroelettrica Valse­ sia », che ha il suo bacino a Rimasco, e che è ora passata alla « Dinamo » (2). Per quanto riguarda la quantità delle acque è da osservare: in proporzione alla superficie del bacino, la Valsesia è la più ricca di acque tra le valli alpine. Il fatto è dovuto a due cause: 1) ai ghiacciai molto vasti del Rosa, che alimentano il Sesia; 2) alla quantità veramente straor­ dinaria di fonti, disseminate in tutta la Valle. Nella piana di Brugaro, per esem­ pio, dove la Val Mastallone si allarga improvvisamente dopo lo stretto orrido della Gola, si contano un grande numero di fonti sorgive, che danno incremento ai pascoli ed alla prateria, sempre ver­ deggianti. Così nella conca di Camasco, in quella di Parone e Locamo, nella Val Sabbiola, sui pendìi stessi scoscesi di Cervarolo ed in altre località. Nella Valsesia i pascoli raggiungono una zona più alta che non nelle altre valli alpine: a 2.500 metri si trovano ancora pascoli ubertosi. Questo si deve alle numerose acque sorgive, che anche a quell’altezza si incontrano numerosissime. Il fenomeno non appare strano, se si pensa alla quantità di laghetti alpini, tutti tra l’altezza di 1.800 e 3.000 metri. Essi sono oltre sessanta. E servono da serbatoio alle molte fonti che scaturi­ scono più sotto (3). Per quanto riguarda la qualità delle acque della Valsesia, è da osservare: Il sottosuolo è ricco di giacimenti di materiali ferroso, nicheli fero, cobalti­ fero, anche là dove non furono mai aperte miniere. E’ naturale, quindi, che le acque che attraversano il sottosuolo vadano acquistando caratteristiche par­ ticolari, a seconda della natura del ter­ rene. Cosi si spiega la persistente com­ posizione chimica delle acque valsesiane, a basi di sali di ferro, di zolfo e di altri minerali. L’analisi chimica delle acque della massima parte dei torrenti montani rivela la presenza di sali di ferro, di zolfo, di cobalto, di rame, scar­ sissimo il calcio, tracce che vanno au­ mentando via via, man mano che le acque scendono verso il fondo-valle, e che decrescono solamente dopo che il fiume esce dalla Valle per procedere il suo corso verso il Po. Alla quantità ed alla qualità delle acque, la Valsesia deve la causa di certe produzioni boschive e di certe erbe da pascolo che non esistono in altre valli piemontesi (ed anche per quanto ri­ guarda l’itticoìtura, essendo stato rico­ nosciuto che le acque del bacino del Sesia sono da considerarsi come quelle aventi un « habitat » fra i migliori, per le trote - N. d. D.). E questo è un fattore preminente non solo di produzione, ma anche della in­ dustrializzazione (4). Massimo Ricaldone NOTE (1) I fiumi della Valsesia sono sfrut­ tati come fonti di energia elettrica sola- 3