Za <(i&ila M /71Mva: C AM ASCO Quando risalgo la fresca e silente val­ letta del Nono e scorgo apparire, sor­ ridenti fra i castagni, le casette di Cervarolo, non posso dimenticare una lon­ tana tristissima sera vissuta durante i cruenti anni della lotta per la liberazione. Era il 30 dicembre del burrascoso 1943. M’ ero rifugiato coi familiari a Villa Inferiore di Cervarolo sperando di poter trovare, in quell’angolo romito, un po’ di pace. Invece, verso l’imbru­ nire, cominciarono a crepitare le mi­ traglie ed a rimbombare cupi colpi di cannone. Cosa stava succedendo? Spa­ ravano forse sul paese? La gente, al­ larmata, si rinchiuse in casa attendendo ansiosamente gli eventi. Ad un tratto un grido si alzò nelle te­ nebre, dominando il fragore degli spari: « Brucia Camasco! Brucia Camasco! ». Tutti, allora, spalancarono le finestre, uscirono sui balconi, volsero gli occhi sbigottiti verso il Ranghetto e videro, con raccapriccio, levarsi sinistre fiam­ mate da quel martoriato paese. Un’onda di sgomentò palpitò nei cuori e molti ■pisi si bagnarono di lacrime. Camasco bruciava per davvero, fra rossastri ba­ gliori che rendevano drammatica la vi­ sione notturna del paesaggio. Da quella sera ebbe inizio, per l’a­ meno paese, duramente colpito per la distruzione di ben 18 case (14 situate al Centro e 4 in frazione Corte), il cal­ vario che mise a prova estenuante i suoi abitanti e seminò, un po’ dovun­ que, tormenti e rovine. Cessata la guerra, l’aspetto del paese infondeva un senso di profonda pena e di malessere che non si riusciva a na­ scondere. Era necessario rimarginare le ferite, ricostruire le abitazioni, ridare a Camasco il suo volto accogliente e gentile. Gli uomini, abbattuti ma non piegati dalla sventura, si rimisero al lavoro e, con fede indomita, a poco a poco, sor- retti dai concorsi governativi, fecero ri­ sorgere dalle macerie, più belle di pri­ ma, le loro abitazioni. E speriamo che, un giorno non lontano, vicino al rinno­ vato albergo Cominetti, anche quello del Vanghetto, legittimo orgoglio del compianto amico Cauta, possa ritornare, come ben si merita, al suo antico splen­ dore. Fervore di rinascita La rinascita di Camasco, celebrato cen­ tro di villeggiatura, non si è limitata alla ricostruzione delle case, ed in questi ultini anni, grazie alla comprensione del­ l’autorità comunale, alla dinamica atti­ vità del consigliere Arturo Cominetta ed alla benemerita « Pro Camasco », ha fatto notevolissimi e quasi insperati progressi. La rotabile Varallo-Camasco, lunga set­ te chilometri, è stata convenientemente sistemata fino al villaggio della Costa, ed altrettanto è stato fatto per la via d’ac­ cesso alla parrocchiale, per il piazzale del­ la chiesa e le vecchie mulattiere. Si trat­ tava di opere indispensabili alle quali si è tempestivamente provveduto. Ma qualcosa d’altro, invano sognato da secoli, è stato realizzato per favorire la comodità dei terrieri e 1’incremento del turismo locale. Nel breve spazio di pochi mesi è stato ultimato il nuovo tronco di carrozzabile che allaccia il centro del pae­ se con la ridente frazione di Rolatc, apren­ do cosi, a tutta quella pittoresca zona, le vie di un migliore avvenire. Ora, tra il verde dei prati e l’ombra degli alberi, la novella rotabile snoda il suo bianco nastro che valorizza tutta la incantevole plaga. Più che una strada essa è una meravigliosa veranda protesa sulla vailetta del Nono, uno splendido belve­ dere dal quale si gode un sereno e ripo­ sante panorama. Sarà la passeggiata preferita dagli ami­ ci villeggianti che, ritornando a Camasco, non potranno non rimanere lietamente sorpresi per il « miracolo » compiuto. 7