Jla. Q-tarethi del XIV Xeeolo ii elùaniaou JUargJteidta FRA DOECIWO e la sua bella furono arsi a Vercelli (Continuazione - numero precedente) Il 10 marzo del 1306 Margherita giunge con Dolcino e circa 2000 seguaci (cacciati dalla Valsesia più dagli abitanti della zona che dal­ l’esercito alleato) sul monte Zebello nei pressi di Trivero, monte che subito iniziano a forti­ ficare. La mancanza di viveri costringe sovente gli eretici a compiere scorrerie nelle campagne c nei villaggi vicini e Trivero, sin dal giorno successivo all'arrivo di Margherita e Dolcino a monte Zebello, subisce la più spietata incursione. La posizione degli eretici trincerali sul monte si fa però ogni giorno più critica in quanto le truppe alleate possono, con facilità, intercettare i rifornimenti agli assediati oramai ridotti ad occupare il cucuzzolo del Zebello. Privazioni di ogni genere, intemperie e fame non riescono però a piegare Margherita, che resta a fianco del suo uomo con lui dividendo rischi c peri­ coli. Non è più la « dolce Margherita » di un tempo, ma una donna rude e risoluta a tutto che sotto leggiadre sembianze cela un animo virile e crudele. Mentre i seguaci di Dolcino si assottigliano di numero per le morti in combattimento, per la fame e per le malattie, l’esercito alleato si fa sempre più numeroso ed alla Lega aderi­ scono il Vescovo di Pavia, il Monastero di Muleggio — in quel tempo assai ricco — e genti che — come scrive il Muratori « etiam de rémptis partibus venerant ». L’inverno 1306-1307 fu, per i dolciniani, un inverno terribile, un inverno di morte. Sprov­ visti di indumenti adatti, rifugiati in caverne o sotto tende improvvisate, senza mezzi di riscal­ damento, con cibo limitatissimo (dicesi che si cibassero persino di topi e delle carogne di animali abbandonati), Margherita, Dolcino ed i loro seguaci giunsero al marzo del 1307 in con­ dizioni veramente pietose. Oramai per l’eresiarca ed i suoi fidi non esistono più vie di scampo e di ciò sono piena­ mente a conoscenza gli alleati più che mai forti e bene equipaggiati. La mattina del 23 marzo 1307 — giovedì Santo di quell’anno — le truppe alleate muovono all'assalto delle fortifi­ cazioni dolciniane e la battaglia si protrae cruen­ ta sino al tramonto. Oltre 1500 eretici giacciono 4 sul campo di battaglia quando l’esercito alleato riesce ad infrangere le difese nemiche. Gli eretici, senza distinzione di sesso e di età, vengono trucidati e Margherita, Dolcino e Cattaneo — rifugiatisi in una specie di angolo formato da due macigni — nonostante la loro strenua difesa, catturati, sanguinanti e sfiniti, dallo stesso Vescovo Raineri che li fa incatenare e condurre al suo campo militare di Trivero. (Lo sierico Tolomeo da Lucca scrive che Dol­ cino fu catturato dai crociati nel giorno di « giovedì santo » perchè « peccò contro il Corpo del Signore » in quanto i dolciniani disprezzivano il Sacramento dell'Eucaristia. I tre prigionieri il giorno successivo vennero trasportati in catene a Biella ed il Sabato Santo, giunti a Vercelli, cacciati nelle prigioni della torre del Castello con mani, piedi e collo legati da pesanti catene («cum fortibus compedibus in pedibus manibus et collo ipsorum positis ») non prima di avere dato « triste spettacolo » di se stessi per ogni borgo ed ogni villaggio per cui transitarono. Catturati o sterminati i dolciniani, vennero inviati corrieri urgenti a Papa Clemente V che, in data 3 aprile 1307, spediva una lettera al Vescovo Raineri con la quale si congratulava con gli artefici della vittoria ed ordinava che i catturati dovessero pagare il fio delle malefatte nei luoghi stessi che erano stati teatro delle loro gesta. Suggeriva inoltre di non consegnare i prigionieri alla Inquisizione affinchè il castigo non avesse il carattere di vendetta, ma bensì al giudizio civile in modo che la punizione assu­ messe l'aspetto di un'opera di ordinaria giusti­ zia, di naturale legalità « quali perturbatori di popoli e di Governi ». Margherita, Dolcino ed il Cattaneo giacque­ ro in catene nelle tetre prigioni del Castello di Vercelli dal 25 marzo al 1. giugno 1307, giorno in cui venne eseguita a Vercelli, per i primi due la condanna a morte e per il terzo il suo tra­ sferimento a Biella. « Ottenuto il verdetto pa­ pale — scrive don Girolamo Moglia nelle sue « Memorie sul Borgo di Gattinara » — si radunò a Vercelli, in una sala del convento di S. An­ drea, un gran Consiglio a cui intervennero l'Inquisitore P. M. Emanuele Testa, novarese, con i suoi addetti, prelati, monaci, cittadini c capitani dell'esercito. Constatata la presenza degli invitati al Con­