Il pittore GUIDO TIROZZO nel decennale della morte Sono trascorsi ormai dicci anni da quando il 1. febbraio 1951, a Torino, silenziosamente come aveva vissuto, ci lasciò Guido Tirozzo: nobile figura di artista, degno rappresentante della glo­ riosa tradizione valsesiana. Pur essendo nato a Torino il 9 giugno 1876, discendeva da antica famiglia di Fobello; e dal­ l’origine valsesiana si può ben dire che abbia ereditato un innato amore per l’arte. Spirito profondamente romantico, come pit­ tore fu un autodidatta, colto ed attento alle più varie tendenze artistiche che si andavano formando a cavallo dei due secoli, pur avendo frequentalo con successo il Museo Industriale di Torino, per passare poi ad insegnare disegno, con allo senso del dovere, a Catanzaro, ove restò per 26 anni, ricoprendo anche la carica di vice-preside di quel liceo scientifico. Erano gli anni in cui Io stile floreale domi­ nava la moda ed il gusto, e nella pittura s’era ormai affermalo il divisionismo. 11 Tirozzo seppe adattare l’esuberante decorativismo del primo alla sua sensibilità raffinata con forme più semplici e di sobria eleganza; studiò appassionatamente il divisionismo ed il puntinismo di Previati, Morbelli, Pellizza da Volpedo e soprattutto di Segan­ tini. che elesse quasi a suo maestro ideale. Da queste attente esperienze ne scaturì uno stile fortemente personale, che si espresse nei suoi caratteristici quadretti, con una tecnica sin­ golarissima, accurata e quasi minialurislica, for­ mata da tante c tante piccole pennellale, acco­ stale l’una all’altra, sempre ricche di vivace cro­ mia, quasi brevi tocchi, che richiamano alcune volte il Rcycend. Paesista appassionato, aveva collo l’intimo senso poetico della natura che interpretò, ora con visione chiara, gioiosa e piena di luminosità, ora con delicate, raffinatissime, tenui tonalità, sfumale ed evanescenti, in tanti aspetti suggestivi della campa gnu calabra, del Po, del Valentino, della collina torinese, del lago d’Orla e della Valscsia. Esordì nel 1911, esponendo a Varallo Sulle rive del Sesia; prese poi: parte ad esposizioni pie­ montesi, nazionali ed internazionali; fra l’altro nel 1916 a Napoli con il Ponte; nel 1927 alla ottantesima Esposizione Nazionale di Palazzo Pitti, a Firenze, con Mattino d'estate; al Salone d’in­ verno di Parigi nel 1929 con L'uliveto ; a Buenos Aires ed a Milano; alla Quadriennale torinese del 1919; a varie Promotrici di Belle Arti di Torino. Partecipò regolarmente ogni anno alle mostre collettive del Circolo degli Artisti di To­ rino, di cui fu per vari decenni sodio assiduo, con qualcuna delle tante sue piccole tele. Fu pure presente alle Biennali d’Arte di Va­ rallo con Autunno e Sorgente nel 1919; Sera (disegno) nel 1921; Una strada di Orta. La pieve. Il piccolo torrente nel ’25; Quieto chioccolio. La casa del cacciatore. Sera e Superstite (disegni a penna) nel ’27; Vecchio cortile. Angolo di parco. Ruscello nel giardino nel ’33. A Catanzaro nel Museo d’Arte Moderna lo ricorda un trittico Terra Bruzia. mentre nella Pinacoteca di Varallo la sua figura è degnamente rappresentata da una luminosa tela della valle di Fobello, da un accurato disegno a penna e da una suggestiva acquafòrte, con cornice finemente scolpita dall’autore stesso, doni della sua eletta consorte. Alternò infatti la pittura con l’acquafòrte, ed anche in essa, da autodidatta, raggiunse una grande perizia, mai disgiunta da un’esecuzione estremamente corretta, con un segno nitido, rapi­ do, sottile, sicuro e delicato, mostrando anche qui le sue qualità di candido poeta della natura, con soggetti pittoreschi c suggestivi, resi con musicali gradazioni luministiche. Una sua inci­ sione Dopo il temporale, presente alla quattordi­ cesima Biennale di Venezia, ne è uno dei mi­ gliori esempi. Eseguì pure numerosissimi disegni a penna, accurati e scrupolosi, in una visione minuta c precisa, sempre fortemente personale, riprendendo i temi a lui prediletti c trattati in pittura, di ampi paesaggi, sottoboschi e rustici casolari, vivi­ ficati da un soffio di poesia. Pur partecipando a varie mostre, si mantenne sempre signorilmente appartato e solitario, schivo da esibizionismi, o da ricerca di facili elogi, di premi e di successi di pubblico; pago delle inti­ me, ma pure gioie che la sua arte gli sapeva procurare. Innamoralo di ogni alta e nobile manifesta­ zione dello spirito, dotalo di spiccala sensibilità e profonda passione per la musica, lettore attento ed appassionalo dei classici, fu per cultura, per la squisita gentilezza d’animo, per il tratto ari­ stocratico ed il nobile aspetto, un vero gentiluomo. CASIMIRO DEBIAGGI. A1IBOXAII lUOttOSI Numerosi abbonati devono ancora pagare la quota di abbonamento del 1961. Essi sono pregati di voler regolarizzare subito la loro po­ sizione versando anche la quota per il 1962 sul C/C Postale N. 23-532, intestato alla Rivista « LA VALSESIA ». In caso contrario l'invio della Rivista sarà sospeso. 13